martedì 21 febbraio 2012

Io sono la Voce della Memoria e il Corpo della Libertà

A un anno dal secondo festival della memoria delle donne violentate durante la guerra in Guatemala, che è durata trentasei anni, segnaliamo ancora il bellissimo racconto e la lunga riflessione di Lepa Mladjinovic, femminista e Donna in Nero di Belgrado.
Guatemala: Festival alla memoria delle donne violentate durante la guerra





L'obiettivo del festival, organizzato dal collettivo femminista Actoras de Cambio, è trasformare la memoria collettiva della violenza sessuale subita in storia di resistenza, disobbedienza civile e alleanza tra le donne.
Un passo, come ci racconta Lepa, si compie quando le donne sopravvissute si trasformano in voce della memoria e corpo della libertà,
Ma Il passo che deve coinvolgere tutti, non solo le donne guatemalteche, consiste nel riconoscere che il fondamento comune, troppo spesso sottovalutato, dei sistemi giudiziari delle varie nazioni, è un sentimento di giustizia a cui spesso non viene data nessuna risposta.

I concetti al centro dei sistemi di giustizia sono la punizione nel sistema penale e il risarcimento materiale nel sistema retributivo. Per le oltre 30.000 donne che hanno subito stupri di guerra in Guatemala i sistemi di giustizia hanno fallito totalmente - Nessun' uomo è stato portato in tribunale per questi crimini. In tutto il mondo, sono pochissimi i casi di stupro di guerra in cui i responsabili sono stati processati. Ma neanche quelle donne che hanno visto gli stupratori mandati in prigione si sentono soddisfatte. La sofferenza e il sentimento di colpa e vergogna continuano a torturarle.

Riconoscere che c'è un sentimento di giustizia, e c'è il dolore per l'ingiustizia subita che deve essere espresso, affermato e condiviso dalle comunità è l'unica via di risarcimento e riparazione reale nella vita delle donne che hanno subito questo tipo di violenza che va anche oltre la tortura.

Avviene che mentre delle conseguenze della tortura si è riusciti a parlare nella storia di molte popolazioni, c'è qualcosa che oppone sempre resistenza quando si cerca di parlare delle conseguenze degli stupri di guerra.
E' il nocciolo duro del sistema patriarcale che si fonda sul controllo e sull'appropriazione dei corpi delle donne che si oppone a questa presa d'atto della realtà

Nelle parole di Amandine Fulchiron militante de Actoras de Cambio

Lo stupro è uno strumento di guerra, è un atto di femminicidio e forse di genocidio. Lo stupro di guerra distrugge l’identità di una comunità e soprattutto distrugge l’identità e l’anima delle stesse donne superstiti. Però nessuno ne parla. E’ certo per questo che lo stupro è impiegato come arma di guerra, perché distrugge profondamente tutta la rete sociale e assicura l’impunità totale dei suoi autori maschili. Nel suo perverso immaginario patriarcale, la società intera lo considera come un atto vergognoso di cui le donne sono responsabili, e non come un crimine contro l’umanità elaborato dall’esercito. Il silenzio non è neutrale. Il silenzio fà sì che l’esperienza delle donne sparisca dalla memoria collettiva. Cancellare la memoria collettiva dell’esperienza della sofferenza significa togliere alle donne la possibilità di esistere e di ricostruirsi, e permette la continuazione dei crimini sessuali e la distruzione del corpo delle donne. E’ proprio questo che accade ora con l’aumento del femminicidio nel Guatemala postconflitto. Per questo ritrovare la memoria delle donne è un gesto profondo e radicale che ci permette di esistere, guarire, rendere pubblica la verità e creare le condizioni perché i crimini sessuali non continuino. Questo significa per noi la giustizia.

Tejidos que Llevan el Alma: memorias de las mujeres mayas sobrevivientes de violación durante el conflicto armado



Allora, il più profondo senso della giustizia, del desiderio e del bisogno di giustizia, è la guarigione. La punizione e il risarcimento materiale sono elementi della giustizia, ma il fondamento dev'essere la guarigione delle donne sopravvissute allo stupro. Questa guarigione deve comprendere anche la guarigione di tutta la comunità che è stata bersaglio di questa terribile arma di guerra, con la consapevolezza del fatto che è la cultura patriarcale che rende quest'arma così distruttiva.

Lepa ci racconta che molte volte è stato ribadito che la vergogna e la colpa appartengono agli autori dei crimini. Pare semplice e normale, ma per le comunità colpite e anche per le donne stesse è un concetto che deve essere appreso, preso a cuore e vissuto, sfidando una cultura profondamente radicata in tutte le nostre società. La giustizia è guarigione.


Alla memoria di tutte le donne torturate.
Alla memoria di tutte le donne scomparse.
Alla memoria di tutte le donne massacrate.
Alla memoria della nostra lotta.

PRESENTE!

sabato 18 febbraio 2012

No More Weapons


La settimana scorsa, il presidente del Messico ha svelato un tabellone gigante fatto di armi schiacciate che formano le parole "No More Weapons". Il tabellone si trova vicino a Ciudad Juarez (tristemente conosciuta per la storia di femmicidio) e si affaccia a nord verso gli Stati Uniti da dove proviene il flusso di armi che alimenta le guerre di droga che hanno insanguinato la zona in un vortice di violenza di cui fa parte la brutalizzazione delle donne.

Prendiamo le parole del tabellone e ne facciamo un eco fortissimo non solo sul piano della criminalità organizzata, ma anche a tutti i livelli della società, dell'economia e del governo.

No More Weapons

fabbricate nel nostro paese per alimentare la criminalità, la violenza e i conflitti armati in tutto il mondo. Da anni, l'Italia si colloca al secondo posto al mondo per l'esportazione di armi leggere .


No More Weapons


nelle mani dei nostri concittadini mandati a combattere in guerre di occupazione mascherate da interventi umanitari e operazioni di pace.

L'Italia è al 5° posto tra i paesi finanziatori della NATO. Ci opponiamo con determinazione alla partecipazione del nostro paese in un'alleanza che anche se sostiene di essere difensiva ha adottato strategie di guerra "preventiva" al di fuori dei territori nazionali degli Stati membri.

L'Italia dovrebbe ritirarsi dalla NATO e ci auguriamo che altri paesi facciano altrettanto.



No More Weapons

sviluppate e acquisite con i nostri soldi e le nostre risorse.
Con un costo previsto di 15 miliardi di Euro, il programma di acquisto di 131 caccia F35 Strike fighter è l'esempio più lampante.

In un contesto di tagli alla spesa sociale che porteranno molte persone in povertà le priorità politiche rivelate dalla decisione di proseguire con l'acquisto sono talmente scioccanti che persino alcuni sostenitori del progetto chiedono che il numero sia ridotto
.

Ma per noi, non è solo lo spreco di denaro ma anche lo spreco di altre preziose risorse che ci fa arrabbiare. Il lavoro e l'ingegno umano che potrebbero essere utilizzati per crear una vera sicurezza sono spesi per lo sviluppo di armi per uccidere e mutilare.

Vogliamo sviluppare la cultura e il benessere, non le armi.










venerdì 27 gennaio 2012

27 Gennaio: Giornata della Memoria


Questa giornata ricorda il 27 gennaio 1945, data in cui venne liberato il campo di sterminio di Auschwitz, uno dei luoghi più tragici dell'olocausto nazista. Il termine olocausto viene usato per descrivere il genocidio sistematico che portò alla deportazione e allo sterminio di 6 milioni di ebrei, 500.000 rom e sinti, oltre a migliaia di comunisti, lesbiche, gay e transessuali, malati di mente, pentecostali, testimoni di Geova, sovietici, polacchi e altre popolazioni slave.

La pratica della deportazione è stata applicata anche in una delle pagine più vergognose del colonialismo italiano: dal 1911 al 1934 furono deportati a Ustica migliaia di libici come ritorsione ad azioni di resistenza all'invasione italiana del loro paese. Centinaia di loro morirono di stenti e furono sepolti in una parte del cimitero locale, il cosiddetto Cimitero degli arabi.

Nel suo libro I sommersi e i salvati Primo Levi, sopravvissuto al lager di Auschwitz, riflette sul dovere e sulla difficoltà del portare testimonianza di eventi tanto terribili e scrive: È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto”.



Questi orrori sono stati realizzati dalla ferocia di governi ed apparati militari, ma non sarebbero stati possibili senza il consenso, la complicità o l'indifferenza di gran parte delle popolazioni. Sono questi atteggiamenti che ci sgomentano, le troppe volte che li troviamo riproposti nelle vicende di quotidiano razzismo che si manifesta con insopportabile violenza: l'incendio del campo rom della Continassa di Torino, nello scorso dicembre, o l'uccisione di due senegalesi a Firenze, negli stessi giorni, sono il frutto di una intolleranza diffusa nei confronti di chi appare diversa/o e solo per questo considerata/o un pericolo.

In molti paesi milioni di persone si sono opposte e si oppongono alle violenze del razzismo e delle discriminazioni, consapevoli che “Neppure è accettabile la teoria della violenza preventiva: dalla violenza non nasce che violenza, in una pendolarità che si esalta nel tempo invece di smorzarsi.” (Primo Levi, I sommersi e i salvati).

Non ci limitiamo alla semplice commemorazione:
ricordare è necessario e giusto, ma è altrettanto necessario assumersi la responsabilità di impegnarsi contro ogni forma di discriminazione di carattere etnico, religioso, politico e di orientamento sessuale.

Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine.
(Primo Levi, I sommersi e i salvati).

venerdì 30 dicembre 2011

Un'Altra Manovra E' Possibile?




Ci Dicono che a questa manovra non c'è alternativa



Ci dicono che tutte e tutti noi (tranne i ricchi!) dobbiamo fare sacrifici pesanti per “salvare l'Italia”. Ma non siamo convinte, e ci facciamo qualche domanda.

  • Perché in questo momento di grave crisi economica non un euro è stato tolto al bilancio del Ministero della Difesa? Perché il rigore vale per i/le pensionati/e e il welfare e non per i generali e le spese militari?
  • Perché sono stati confermati i finanziamenti per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 con una spesa prevista di circa 15 miliardi di euro (che saranno certamente molti di più)?

Nel nostro paese, si spendono per le armi e la guerra:
76 milioni di euro ogni giorno,
3 milioni di euro ogni ora,
50.000 Euro al minuto

I 15 miliardi di € che si spendono per l’acquisto degli F35 equivalgono al 75% dell'ultima manovra del governo Monti, che prevede minori servizi sociali, aumenti delle tariffe e delle tasse, tagli alle pensioni e agli Enti Locali per un totale di 20 miliardi. Se teniamo conto delle manovre che abbiamo già subito nel 2011 dal governo Berlusconi si superano i 60 miliardi.

Con i 15 miliardi che si potrebbero risparmiare cancellando l’acquisto degli F35, si potrebbero costruire 2000 nuovi asili pubblici, mettere in sicurezza oltre 10.000 scuole, garantire un’indennità di disoccupazione di 700 € per 6 mesi ai lavoratori parasubordinati che perdono il posto di lavoro.



In tutta la discussion in atto sulla manovra finaziaria, quasi totale
è il silenzio di destra e sinistra e dei media sul nostro bilancio della difesa.


Perché nessuno descrive lo scenario provocato dalle guerre condotte anche dai nostri governi calpestando la Costituzione e il diritto internazionale? Guerre che vengono chiamate “missioni di pace” ma in realtà provocano lutti, terrore, disperazione, stragi di civili, accaparramento da parte delle potenze occidentali di risorse per mantenere il loro modello di sviluppo. La manovra Monti assegna 700 milioni di euro per le “missioni di pace” anche se proprio in questi giorni è stato accertato che la NATO, nella guerra di Libia, ha provocato la morte di decine (centinaia?) di civili, che diceva di voler proteggere. E la NATO ha dovuto ammetterlo.

L’unica cosa certa è che le numerose guerre degli ultimi 20 anni non hanno risolto alcun conflitto, anzi spesso hanno lasciato una situazione peggiore.

BASTA CON QUESTA POLITICA DI MORTE

TAGLIAMO LE SPESE PER LE ARMI E LA GUERRA

martedì 20 dicembre 2011

Novembre con Le Donne Colombiane


Teresa Aristizabal - Mujer de Negro della Ruta Pacifica di Medellin - è stata il Italia dal 29 al 28 ottobre, realizzando insieme a noi incontri in diverse città. Scrive Patricia, che ha dato l'avvio all'iniziativa e organizzato questo tour:

"E' stata una esperienza molto bella, abbiamo vissuto momenti molto speciali di incontro di Teresa con istituzioni, organizzazioni e associazioni o gruppi di donne, gente che partecipava agli eventi pubblici ma anche giornaliste/i. L'entusiasmo e l'interesse che Teresa ha sempre suscitato sono stati straordinari, così come è stato straordinario per me che l'ho avuta ospite in casa mia e per le DIN di Bologna e non solo, e mi azzardo a interpretare tutte le altre che l'hanno ospitata nelle loro città (Torino, Schio, Vicenza, Padova, Modena), il rapporto di vicinanza, di affettuosità, di scambio e apprezzamento reciproco. E' stata direi anche la prima vera occasione in cui dopo un incontro internazionale abbiamo potuto parlare in molti luoghi della nostra esperienza e dare voce a chi aveva ospitato il XV Incontro Internazionale DIN oltre a poter dare seguito a quanto ci siamo proposte lasciando l'incontro. Ora si tratta di raccogliere i frutti dei mille semi che tutte abbiamo sparso..."


I semi hanno dato frutto: nell'intorno del 25 Novembre, Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza sulle Donne, molti gruppi DiN hanno organizzato su questo tema le proprie tradizionali manifestazioni di donne in nero: unendovi performances, flash mob, iniziative pubbliche con altre e altri.


Mentre ci stavamo preparando (anche ad un eventuale collegamento diretto con Buenaventura), veniamo a sapere che la situazione in Colombia, e in particolare nella regione di Valle del Cauca, a causa del maltempo e della tensione in seguito agli ultimi avvenimenti, impedisce l'installazione prevista di uno schermo gigante che sarebbe dovuto arrivare da Bogotà; Martha ci scrive raccontandoci il programma delle attività che prevedono di svolgere a Buenaventura:
""25 ore il 25 Novembre contro la violenza NI UNA MAS: questo è il titolo. Non avremo uno schermo gigante ma 4 grandi schermi led ubicati una in ogni angolo della piazza.
Noi inizieremo alle 24 del 24 Novembre con 4 programmi radio di coscientizzazione sulla violenza contro le donne in cui molte nostre voci si ascolteranno attraverso queste onde sonore.
I programmi radio dureranno fino alle 05:00 del mattino. Questa ora la chiamiamo "Alborada" (o "amanecer") e sarà molto rumorosa per rendere visibile la nostra giornata nella comunità.
A partire da questo momento si iniziano attività nei diversi quartieri e istituzioni educative.
A mezzogiorno iniziamo nello spazio degli schermi nella piazza...
Alle 19 viene organizzato un atto centrale delle Donne in Nero e della Ruta Pacifica, atto molto importante perché dà inizio alle attività della notte che realizzeremo nel centro della città, visitando bar, "negocios de fiestas y ruidos", sfidando un po' il pericolo, per coscientizzare tutti su questo tema; staremo così fino all'una di notte."


Le nostre attività in Italia continuano: raccogliamo firme sulle lettere all'Ambasciata Colombiana e le spediamo; nelle nostre istituzioni locali cerchiamo contatti per invitarle a prendere posizione, a dichiarare solidarietà alle donne colombiane e a invitare le istituzioni corrispondenti a fare quanto previsto dalle leggi nazionali e internazionali; prepariamo lettere da inviare alle parlamentari e alle europarlamentari italiane, invitando anche altre Donne in Nero Europee a fare altrettanto in occasione del 25 novembre.

Per i collegamenti SKYPE, a causa dei fusi orari, conveniamo che sia meglio che il collegamento sia fatto da Bologna a nome di tutte noi; le altre città cercheranno di registrare sul web videomessaggi prima del 24, in modo che possano essere trasmessi a Buenaventura nella piazza dell'Alcaldia, o nei momenti che le nostre amiche riterranno più opportuni.

E da noi:



  • A BERGAMO le Din manifestano nel pomeriggio del 25 davanti al comune, per poi partecipare ad un incontro organizzato dal Consiglio delle Donne del Comune di Bergamo.
  • Ad ALBA nella manifestazione delle DiN c’era anche Amnesty con due appelli e le lettere per l’ambasciata di Colombia; e nel festeggiare i loro 20 anni registrano un breve videomessaggio che riguarda le compagne colombiane.
  • A BOLOGNA , oltre alla manifestazione, ci sono stati molti incontri e prese di posizioni ufficiali delle istituzioni; c’è un videomessaggio dalla Provincia inviato in Colombia, [www.provincia.bologna.it/probo/Multimedia/donneinneroprovincia.mp4], un altro video [http://youtu.be/cR3UEqZbF2s], uno del Comune [http://youtu.be/oXF-RsFyWzA], e finalmente quello della manifestazione.


    Dopo la manifestazione Patricia ci scrive "Purtroppo il collegamento SKYPE non è riuscito, quando mi sono collegata da casa con Martha, lei mi ha detto che le linee erano molto mal messe e per questo non si sono potute collegare. Abbiamo aspettato fino alle 9.00 al freddo rimanendo sempre più in poche ma purtroppo non è successo nulla. Abbiamo distribuito muñecas de proteccion che abbiamo fatto noi e qualche altra donna, sono state accolte molto bene.”
  • A COMO la presenza silenziosa del 25 è dedicata alle donne colombiane.
  • A FANO una prima manifestazione con striscione, le manine e un tavolino con materiale d'informazione e le lettere per l'Ambasciata Colombiana, poi un incontro pubblico, con proiezione di film; c'è stata partecipazione, ma soprattutto adesione e consapevolezza. Nella foto, appeso al tavolino dietro Roberta. si vede un grande cuore rosso, è il nostro forte abbraccio alle donne colombiane.
  • A MODENA nel consiglio provinciale mercoledì 23 ore 15,00 nel cui o.d.g. si ricordano le donne della Colombia; e c’è un appello della consigliera comunale in loro sostegno.
  • Anche a NAPOLI si è tentata la connessione senza riuscirci. Il 23, nell’uscita tradizionale, le DiN hanno invitato a partecipare all’evento del 25. Poi il 25 hanno prima partecipato al Consiglio Comunale tematico sulla violenza alle donne, e poi, all'interno del Maschio Angioino, insieme all'UDI hanno fatto l'incontro tutto dedicato alle donne di Buenaventura, con proiezione del filmato della Ruta, con il racconto e proiezione di foto dell'esperienza dell'incontro a Buenaventura. L'Assessora alla Pari Opportunità si é fatta carico, dopo la raccolta di molte firme, di convocare il Console di Napoli e consegnarle ufficialmente.
  • A PADOVA il 25 novembre ha visto al mattino un flash mob delle DiN e al pomeriggio l’uscita tradizionale, entrambe le iniziative sono state realizzato insieme con le donne del coordinamento provinciale “Senonoraquando”; oltre alle foto é stato realizzato un video che vuole essere un messaggio affettuoso per le donne colombiane.
  • A RAVENNA manifestazione con volantino, manine e cartelloni colorati, prendendo a prestito le parole e il linguaggio simbolico dei colori delle donne colombiane .
  • A SCHIO erano più di 35 donne in piazza; hanno preparato un mandala di rami verdi, fiori (ortensie, crisantemi gialli e bianchi, fiori profumati del nespolo giapponese). In mezzo la scritta STOP FEMMINICIDIO e la farfalla di Bogotà, e frasi scritte su cartoncino. Sulla parete del duomo hanno proiettato le immagini di Buenaventura. Hanno spiegato il significato della manifestazione e, prendendosi per mano, sono rimaste in silenzio. È stato importante coinvolgere tante donne (tante per Schio) e far approvare dal Consiglio Comunale l'o.d.g sulla violenza alle donne e il sostegno alle Donne di Buenaventura.
  • A TORINO nell’uscita del 18 si danno indicazioni dei successivi incontri: il 23 con le classi degli istituti superiori della circoscrizione 6, con Amnesty e i teatranti di Giallo Palo; il 25 con Amnesty; il 27 con Alma Terra, Giallo Palo, Amnesty. Proiezione di video, foto, racconti e testimonianze da parte nostra. Il videomessaggio è stato registrato il 23, per poterlo inviare in tempo.
  • A UDINE le Donne in Nero sono uscite in piazza con una performance molto suggestiva
  • A VERONA le Donne in Nero sono uscite con volantini e cartelli.

martedì 22 novembre 2011

25 ORE IL 25 NOVEMBRE CONTRO LA VIOLENZA - NI UNA MAS.

Il 25 novembre è il giorno stabilito dalle Nazioni Unite nel 1999 come Giorno Internazionale per l'Eliminazione della Violenza Contro le Donne: una data che ricorda l'assassinio nella Repubblica Dominicana nel 1960 delle tre sorelle Mirabal che si opponevano al dittatore Trujillo, per il cui ordine furono uccise. Purtroppo, in questi anni la situazione non è migliorata.
Insieme alle organizzazioni di donne di tutto il mondo, denunciamo la violenza sulle donne, quella politica e legata ai conflitti armati, così come quella domestica che in tutti i paesi è la prima causa di morte per le donne.


Quando in tutto il mondo le donne rivendicano la loro libertà di decidere della propria vita, molti, troppi uomini reagiscono con rabbia infliggendo umiliazioni, esclusioni, percosse e violenze. E’ proprio il persistere della disparità di potere tra uomo e donna a causare i conflitti più diversi, dall’ambito familiare, privato, a quello politico dei rapporti tra le nazioni.


Là dove imperversano guerre e conflitti armati, la voce delle donne è cancellata dal rumore delle armi: alle loro richieste di dignità, rispetto e libertà si risponde con violenze, stupri, omicidi. Non già incidenti di percorso, effetti collaterali, come molti, troppi uomini sostengono, ma strumenti deliberatamente pianificati.

Nell'agosto di quest'anno si è tenuto a Bogotà in Colombia il XV Incontro Internazionale delle Donne in Nero: abbiamo così potuto conoscere la difficile situazione delle donne colombiane in particolare quelle che vivono nella città di Buenaventura dove tutti gli attori armati sono presenti, dai paramilitari alla guerriglia, dai narcotrafficanti all’esercito, alla polizia, in lotta per il controllo del territorio. 
Ne deriva una pesante militarizzazione della vita civile, una concezione della sicurezza basata sul ricorso alle armi, la delazione, la violenza come forma di gestione dei conflitti, con gravi conseguenze sulla vita della popolazione, soprattutto femminile.

Ma le donne sono anche molto organizzate e reagiscono chiedendo giustizia con coraggio e tenacia.

Il 24-25 Novembre a Buenaventura 
Le donne colombiane della Ruta Pacifica lancieranno 25 ore di attività:

  • Programmi radio di coscientizzazione sulla violenza contro le donne. I programmi radio dureranno fino alle 05:00 del mattino. Questa ora la chiamiamo "Alborada" (o "amanecer") e sarà molto rumorosa per rendere visibile la giornata nella comunità.

  • Attività nei diversi quartieri e istituzioni educative.

  • A mezzogiorno saranno in piazza dove ci saranno degli schermi videomessaggi di solidarietà saranno mostrati

  • Alle 14:00 alla Camera Di Commercio i risultati dell'indagine sulle cifre della violenza sulle donne saranno resi pubblici. I saluti delle donne in nero italiane, spagnole, e statunitensi verranno ricevuti.
  • Alle 19 viene organizzato un atto centrale delle Donne in Nero e della Ruta Pacifica, atto molto importante perché dà inizio alle attività della notte che realizzeremo nel centro della città, visitando bar, "negocios de fiestas y ruidos", sfidando un po' il pericolo, per coscientizzare tutti su questo tema; staremo così fino all'una di notte.
Noi, come Donne in Nero, ci siamo impegnate a promuovere nei nostri paesi varie iniziative a sostegno delle donne della Colombia.

Cosa facciamo in Italia intorno al 25 novembre  



Si terranno vigil delle Donne in Nero sulla situazione delle donne colombiane;

18 Novembre a Torino

25 Novembre:

  • A Padova, Piazza dei Signori, ore 16.00

  • A Schio, Piazza A. Rossi, Ore 18.00

  • A Bergamo, davanti a Palazzo Frizzoni, Ore 16.30

  • A Bologna, Piazza Re Enzo , Ore 17.30

  • E anche a Como e Fano.
26 Novembre
  • A Alba, Via Maestra davanti a S. Damiano, Ore 18.00

  • A Udine, Piazza Belloni, Ore 16.30

  • E anche a Ravenna e Verona
Altre attività:
23 Novembre


  • Le Donne in Nero di Bologna avranno una connessione via Skype con la Ruta Pacifica a Medellin;

  • A Torino, incontro con studenti delle scuole superiori e con altre organizzazioni

25 Novembre

  • Saranno inviati videomessaggi alle donne colombiane dal Comune di Bologna e da altre città dei dintorni, organizzati con i gruppi e le associazioni che hanno incontrato Teresa Aristizabal durante il suo soggiorno in Italia.

  • A Fano, in serata, proiezione di un film contro la violenza sessuale nei conflitti armati.

  • A Napoli, attività con il Comune di Napoli e altre associazioni di donne, Maschio Angioino, Sala della Loggia, ore 16-19.

  • A Padova, si terrà un flash-mob che sarà registrato e inviato come videomessaggio in Colombia.

  • A Torino le Donne in Nero parteciperanno all'incontro organizzato da Amnesty International sulla loro campagna contro la violenza sulle donne in Colombia, Bistro Pausa Cafe, Corso Torino 78, Gruigliasco, ore 21.
27 Novembre
  • A Torino, incontro pubblico sulla violenza contro le donne, in Colombia e in Sud America.

Inoltre:

  • Continuiamo a raccogliere firme di singoli/e sulla lettera preparata per l'Ambasciata Colombiana in Italia, di cui abbiamo già spedito molte copie

  • Abbiamo anche preparato lettere che abbiamo inviato alle nostre Parlamentari e alle Palamentari EU;

  • Abbiamo anche chiesto a membri delle istituzioni locali, come il Comune, la Commissione pari Opportunità, o simili, di prendere posizione contro la violenza sulle donne e il femminicidio, e di scrivere una dichiarazione da inviare alle corrispondenti istituzioni in Buenaventura.

Videomessaggi

Torino abbraccia Buenaventura (3 parti)









Provincia di Bologna

martedì 15 novembre 2011

Liberate i Freedom Riders Palestinesi


Colui che accetta passivamente il male è tanto coinvolto quanto chi aiuta a perpetrarlo. Accettare il male senza protestare contro di esso è davvero cooperare con esso

Martin Luther King

Oggi, un gruppo di palestinesi ha messo in campo un'azione per protestare contro le politiche di segregazione, in West Bank, tentando di prendere un autobus per Gerusalemme, interdetto ai Palestinesi.

Sono riusciti a prendere il quinto autobus che è passato (gli altri non si sono fermati), arrivando fino al checkpoint di Hizma, seguiti dai soldati israeliani.
Una volta lì, l'autobus è stato fatto entrare, intenzionalmente, per pochi metri sul lato israeliano, l'autista è stato mandato via, i soldati hanno circondato l'autobus e ai Palestinesi sono stati controllati e ritirati i documenti. Inviati a scendere, i palestinesi hanno offerto una resistenza passiva, reclamando il proprio diritto ad andare a Gerusalemme. Poi i soldati li hanno fatto scendere con la forza.

Sono stati tutti portati al posto di polizia di Atarot. L'accusa è di "ingresso illegale" in Israele.

Scriviamo a Netanyahu e al Governo israeliano, chiedendo il rilascio dei "Freedom Riders" Huwaida Arraf, Fadi Quran, Mazen Qumsiyeh, Bassel Al Araj, Badee' Kweik e Nadeem Alsharbati:

bnetanyahu@knesset.gov.il
noc@tehila.gov.il