venerdì 12 dicembre 2014

Contro la guerra: VIVA L'INGENUITA' !

La marea insanguinata s'innalza e dovunque
La cerimonia dell'innocenza è annegata.

William Butler Yeats

 


Nel suo discorso del 4 novembre, Giornata delle Forze Armate, il Presidente della Repubblica ha richiamato l'impegno “ a perseguire il necessario livello di efficienza dello strumento militare” concludendo che 
da parte di ogni paese membro della NATO si debba essere seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche di perdita di importanza dello strumento militare”.

Noi siamo e vogliamo essere ingenue

Dunque “serio” è chi crede che la soluzione dei conflitti passi attraverso lo “strumento militare”, mentre “ingenuo” è chi crede ostinatamente che la guerra generi altra guerra, come dimostrano i recenti conflitti in Medio Oriente e in Ucraina.

Che ipocrisia continuare con la retorica dell' “inutile strage” nelle celebrazioni della Prima Guerra mondiale, mentre si continua a potenziare lo strumento militare come unica via per la risoluzione dei conflitti!

Infatti vediamo che:

  • la NATO è in continua espansione nell'Europa dell'Est e rafforza la sua presenza militare fino ai confini con la Russia, riaccendendo così nuove guerre in Europa
  •   nel recente vertice NATO a Newport Obama ha chiesto agli alleati europei di investire di più in Difesa e portare le proprie spese militari almeno al 2% del PIL. L'Italia è al 1,2%
  •  il nostro Governo, per adeguarsi, si è impegnato a portare gli attuali 70 milioni a 100 milioni di euro al giorno per le spese militari, nonostante la gravissima crisi economica che dura da 6 anni, i tagli continui alle spese sociali e l'aumento di povertà e disoccupazione.

Oltre alla NATO militare ora i popoli europei dovranno affrontare anche “ la NATO dell'economia” così viene definito il TTIP- trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, un accordo commerciale di libero scambio che si sta negoziando segretamente fra USA e Commissione Europea . Il trattato ha l'obiettivo di sancire la supremazia degli interessi economici di multinazionali e grandi imprese su ogni tipo di Costituzioni e legislazioni europee e degli Stati, che anzi saranno chiamati a risarcirle per mancato profitto. Il trattato riguarda tutti gli aspetti delle nostre vite: i diritti del lavoro, i servizi, i beni comuni, la sicurezza alimentare, la salute, la biodiversità, l'ambiente, la democrazia.

VENERDI' 12 DICEMBRE, 

Giorno dello sciopero generale, le Donne in Nero di Ravenna sono in Piazza Andrea Costa dalle 17 alle 18, per ribadire:

  • NO al TTIP e alla guerra economica 
  • NO a una politica estera che ci tiene prigioniere/i del complesso militare industriale e NATO 
  • NO all'aumento delle spese militari e all'acquisto degli F35  NO alle missioni di guerra camuffate da missioni di pace 

Accade che la lotta delle donne venga riconosciuta. In Colombia la Ruta Pacifica de las Mujeres vince il Premio National DE PAZ 2014 

Le donne dicono che è ora di fermare le guerre. Il tempo è adesso!

sabato 29 novembre 2014

Che vergogna la guerra, che vergogna la violenza!

 


Strano come sono cieche le persone! Sono inorriditi dalle camere di tortura del Medioevo, ma i loro arsenali li riempiono di orgoglio

Bertha Von Suttner

 


Nel suo discorso del 4 novembre, a un secolo dalla conclusione della prima guerra mondiale, il Presidente della Repubblica ha richiamato la necessità di continuare “a perseguire il necessario livello di efficienza dello strumento militare” concludendo che “da parte di ogni paese membro della NATO si debba esser seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche di perdita d'importanza dello strumento militare.”

Ma noi siamo e vogliamo essere ingenue.

Abbiamo alle spalle una lunga storia. Già da fine '800 e perfino attraverso la prima guerra mondiale, donne di paesi tra loro in conflitto espressero ferme convinzioni femministe e antimilitariste rivendicandone la saggezza.

Donne che resistono

In uno scritto del 1909 Bertha von Suttner, premio Nobel per la pace nel 1905, chiariva la contraddizione tra i fautori degli armamenti, i fabbricanti di armi, i fornitori dell'esercito e il bisogno di pace sentito dai nove decimi della popolazione. Denunciava così l'enorme bugia – che tuttora ci ripetono i nostri governanti – che chi vuole la pace deve preparare la guerra.

Pochi anni dopo, nel 1915, quando la prima guerra mondiale era ormai in corso, si tenne all'Aia una conferenza internazionale di donne. Fu il risultato straordinario dell'impegno antimilitarista di gruppi di donne che provenivano da molti paesi, anche su fronti opposti della guerra. Nacque di lì nel 1919 la Lega Internazionale delle donne per la pace e la libertà (WILPF), che è tuttora attiva.

Di questi processi di costruzione di relazioni trasversali e ricerca di convivenza è però rimasta assai meno memoria che delle battaglie e dei massacri, e di quello che era chiamato eroismo. Soltanto da poco tempo sono state prese iniziative per “restituire l'onore ai disertori. La verità un secolo dopo”. In tante e tanti consideriamo che il tempo è maturo per compiere questo atto di giustizia storica.

E le guerre di oggi?

Come i disertori, le Donne in Nero di Belgrado venivano chiamate traditrici quando, durante le guerre balcaniche (mentre la NATO bombardava la loro città) manifestavano contro la guerra, dicendo “Non in nostro nome”, denunciando i crimini e chiedendo giustizia; come le Donne in Nero armene fanno in questi giorni.

E le donne della Ruta Pacifica, insieme a molte altre provenienti da tutte le regioni della Colombia, hanno unito le loro voci nel coordinamento Mujeres por la Paz. Ancora una volta riaffermano il loro impegno etico e politico per la costruzione della pace e un’uscita negoziata dal conflitto sociale e armato che dura da 50 anni.




domenica 23 novembre 2014

Mettere fine all’impunità dei “Caschi blu”


In 6 su 12 studi nazionali sullo sfruttamento sessuale delle bambine in situazioni di conflitto armato preparato per la presente relazione, l'arrivo delle forze di peacekeeping è stato associato ad un rapido aumento della prostituzione minorile

 Dal Rapporto delle Nazioni Unite "L'impatto dei conflitti armati sui bambini", Graca Machel, 1996

 Dal 1995 ci sono state ripetute denunce contro i caschi blu dell’ONU per aver violentato e sfruttato sessualmente donne e bambine in paesi dove si suppone che l’ONU sia presente per proteggere i civili.

I primi casi sono stati denunciati in Bosnia Erzegovina dal 1995 e nella Repubblica Democratica del Congo dal 1999. Nel 2012, c’erano notizie di sfruttamento sessuale in 10 missioni di pace dell’ONU. Pochissime di queste denunce hanno avuto un seguito di indagini appropriate; molte sono state coperte. Anche quando sono stati indagati singoli soldati, si è preferito mandarli a casa piuttosto che perseguirli.

In ottobre del 2000, l’ONU ha approvato la Risoluzione 1325 su Donne, Pace e Sicurezza. Uno degli obiettivi era proteggere le donne e le bambine durante e dopo le guerre, riconoscere i diritti delle donne e identificare i crimini specificatamente di genere durante e dopo le guerre, includendo la protezione delle donne e delle bambine dallo stupro e da altre forme di abuso sessuale, e mettere fine all’impunità per questi crimini.

La risoluzione 1325 si concentra su:

  • la partecipazione delle donne nei processi di pace e nella presa di decisioni sulla pace;
  • l’inclusione del genere nei processi di pace e la formazione per le “missioni di pace” nella prospettiva di genere;
  • la protezione delle donne nei conflitti armati e nelle situazioni di post-conflitto;
  • l’inclusione della prospettiva di genere nei rapporti dell’ONU e nei meccanismi usati nell’implementazione degli accordi di pace.

Certamente l’implementazione della R. 1325 è ben lontana dal raggiungere le aspettative delle organizzazioni delle donne che hanno lavorato tanto duramente per farla adottare dall’ONU. Il problema non è solo il fallimento degli stati membri dell’ONU nell’applicare la R. 1325, quanto il carattere militare della risoluzione stessa. Militarizza le richieste femministe di uguaglianza: da priorità al reclutamento delle donne nell’esercito e nel settore della sicurezza, pone il potere militare al di sopra della sicurezza umana e considera la guerra e i conflitti militari come una situazione inevitabile, naturale e duratura. Inoltre, poiché la R. 1325 è stata applicata principalmente in paesi del sud e in “stati di transizione” in post-conflitto, le donne in questi paesi possono viverla come coloniale ed egemonica.

Malgrado la R. 1325, malgrado la politica di “tolleranza zero” dell’ONU, i suoi gruppi di esperti, le sue altre risoluzioni, le “Direttive per peacekeepers” e i punti principali di genere per appoggiare le vittime, le donne e le bambine in zone di conflitto o post-conflitto ancora sono violentate, attaccate sessualmente, trafficate o sfruttate sessualmente in un modo o nell’altro da parte di chi in teoria è messo lì per proteggerle: i caschi blu dell’ONU.

Il problema principale per perseguire e punire i caschi blu sta nel fatto che tutto il personale dell’ONU, contrattisti e membri delle missioni di pace dell’ONU, godono di immunità di fronte alle accuse legali. Sebbene questa immunità possa essere – e sia stata - tolta, pochissimi peacekeepers, responsabili di sfruttamento sessuale, sono stati giudicati e accusati; in alcuni casi, ci sarà solo un’indagine disciplinare interna, e in alcuni casi non verrà presa nessuna misura.

Nel 2007 la NATO ha deciso che i suoi membri dovevano adottare Piani di Azione Nazionale per implementare la 1325, includendo che si desse formazione sulla condizione delle donne nelle guerre e nella situazione di post-conflitto, i diritti umani e la legislazione internazionale, la prevenzione della violenza sessuale e del traffico sessuale, la buona condotta.


Agisci

Manda una lettera al tuo Ministero della Difesa, e informalo che Donne in Nero stanno facendo campagna per mettere fine all’immunità per l’accusa di stupro e sfruttamento sessuale da parte dei caschi blu dell’ONU. Di seguito alcuni suggerimenti di possibili domande:

  • Cos’ha fatto il governo per implementare la R. 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU?
  • Che formazione ricevono le truppe sulla loro responsabilità nel proteggere e prevenire la violenza sessuale contro le donne e le bambine?
  • Cosa prevede il codice di condotta per il possibile sfruttamento sessuale da parte dei soldati in missioni di pace dell’ONU?
  • Quante truppe del paese attualmente stanno partecipando a missioni di pace dell’ONU e in quali paesi?
  • Dal 2000 quanti soldati sono stati denunciati in quanto sospettati di stupro o altre forme di violenza e sfruttamento sessuale?
  • Quante di queste denunce hanno dato luogo a un’indagine giudiziaria?
  • Quanti sono stati accusati? Qual è stato il risultato?
  • Se non c’è stata un’indagine giudiziaria, c’è stata qualche indagine disciplinare interna e quali furono le conclusioni?
  • Qual è la posizione del governo sull’immunità di cui godono i caschi blu, che finisce col dar luogo all’impunità per la maggioranza dei sospettati di sfruttamento sessuale di donne e bambine che dovrebbero proteggere?
Altri punti che si potrebbero aggiungere:

  • Il vostro governo, in accordo con la R. 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e altre risoluzioni dell’ONU, dovrebbe far sì che tutti i peacekeepers dell’ONU e il personale civile rispondano per qualsiasi forma di sfruttamento sessuale in situazioni di conflitto o post-conflitto.
  • L’immunità dell’ONU dovrebbe essere eliminata per il personale civile e militare internazionale coinvolto in qualsiasi tipo di violenza di genere, specialmente per il traffico di esseri umani e l’abuso sessuale di donne e bambin@.
  • Dove esiste una evidenza ragionevole di sfruttamento sessuale, le autorità non dovrebbero applicare nessuna clausola di immunità ma aprire immediatamente un’indagine giudiziaria, in vista di un processo giusto e trasparente;
  • Si dovrebbe fornire formazione ai peacekeepers sugli standard dell’ONU / regolamenti della NATO che proibiscono lo sfruttamento sessuale e l’abuso, includendo tutte le forme di violenza sessuale, e il loro dovere, in base alla UN SC 1325, di assicurare la protezione e il rispetto dei diritti umani di donne e bambine, stabilite nella UN SC 1325.
  • Assicurare la partecipazione delle donne a tutti i livelli dei processi di mantenimento della pace e nelle società in post-conflitto.

domenica 9 novembre 2014

Speranze tradite



E' 25 anni da quando il muro di Berlino è caduto, risvegliando le speranze di un dividendo di pace, la fine della corsa agli armamenti, la fine della minaccia di una guerra devastante. 

In breve tempo tutte queste speranze sono state schiacciate, e la NATO, un'alleanza suppostamente stabilita per la difesa reciproca dei territori degli Stati membri, ha adottato un nuovo "concetto strategico".

Nel corso degli anni successivi, c'è stato appena un giorno in cui la NATO non era impegnata in una guerra che non aveva niente a che fare con la difesa del territorio. Pretesti sono stati inventati per il consumo pubblico. I conflitti si sono verificati o sono stati prodotti. E ci hanno detto che la forza militare era l'unica opzione. Avevano una "responsabilità di proteggere" ed i risultati tristi di questa "protezione" non sembrano scoraggiarli di offrirla ancora una volta - nell'Afghanistan, nell'Iraq, nella Libia, e ora di nuovo nell'Iraq.

Ma nei vertici della NATO, non c'è bisogno di fingere. La missione della NATO è quello di difendere gli "interessi" degli stati nazionali - gli interessi, non il territorio. Quindi, gli interessi dei membri della NATO saranno difesi con la forza travolgente con un totale disprezzo per le genti dei paesi in cui si trovano questi "interessi".

Per l'Italia, questo non è solo una violazione morale, ma anche una violazione della Costituzione che "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli". Sicuramente attacchi armati contro i paesi in "difesa degli interessi" possono essere visti solo come l'aggressività predatoria.


E 'chiaro che la NATO sta diventando una sempre maggiore minaccia per la pace. La Nato non ci protegge dalle guerre. Le crea – costringendoci poi a parteciparvi. E' ora di ripensare la nostra adesione. Ecco la premessa del convegno "E' NATO per la guerra: come uscire dal patto Atlanico" che si e' svolto l'11 Ottobre a Roma.  Al convegno hanno annalizato i gravi rischi ai quali l'adesione alla NATO espone l'Italia per lanciare una campagna per l'uscita dell'Italia dal patto atlantico, anche a tappe e anche con l'impiego di strumenti legislativi. 




E' stato detto che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. E la guerra è infatti la progressione logica delle politiche economiche predatorie perseguite dai governi dei paesi della NATO. Queste politiche, i cui effetti vediamo ora nel nostro paese, hanno avuto un effetto catastrofico in molti paesi africani - e molti hanno cercato una via di fuga che è molto più pericoloso di quanto sono stati i tentativi di attraversare il muro di Berlino. 

Tra il 1961 e il 1989, fra 100 e 150 sono morti cercando di attraversare il Muro di Berlino - una frazione dei 25.000 che dal 1990 sono morti nel Mediterraneo cercando rifugio in Europa. 


Questa aggressione economica e le guerre che sono le sue conseguenze non sono nel nostro interesse. Ci rifiutiamo di essere complici e ci impegniamo a lavorare per un'economia inclusiva e cooperativa che risponde alle esigenze di tutte le persone.

giovedì 30 ottobre 2014

Margine protettivo o margine criminale?

 
Gaza è ormai fuori della portata dell'azione umanitaria. Abbiamo bisogno di un'azione politica per risolvere le cause del conflitto.

Chris Gunness portavoce di UNRWA

 


E’ finita da poco più di due mesi l'offensiva israeliana “Margine Protettivo” contro Gaza ma restano tragiche le conseguenze.

Il Tribunale Russell sulla Palestina, organismo internazionale indipendente composto da giuristi e difensori dei diritti umani, a fine settembre ha presentato al Parlamento Europeo le conclusioni sull'operazione e ha documentato che si è trattato della più feroce offensiva subita dalla Palestina dal 1967 ad oggi.

  • 2.136 morti, di cui 536 bambini
  • 11.000 feriti, di cui 3000 bambini
  • 1.800 orfani
  • 120.000 persone sfollate e senza abitazione
  • 35.000 edifici distrutti o parzialmente danneggiati
  • 23 ospedali colpiti e in parte distrutti
  • 7 scuole dell’ONU bombardate, con dentro migliaia di sfollati

E l’assedio continua - come prima.
Secondo le testimonianze raccolte sono state compiute azioni intenzionali per impedire l'accesso al cibo, all'acqua e alle cure mediche che possono essere riconosciute come crimini di guerra. Ricordiamo fra le innumerevoli distruzioni anche quella del Centro per l'Infanzia Um al Nasser, finanziato dall'Italia e inaugurata recentemente, di cui il governo italiano non chiede neppure a quello di Israele il risarcimento dei danni prodotti. I governi degli USA e degli stati europei, poiché non si fidano che non si ripetano azioni armate, sono riluttanti a contribuire a finanziare la ricostruzione.

Questi stessi governi non esercitano alcuna pressione su Israele perché cessi finalmente le sue politiche di oppressione del popolo palestinese. Sono solo iniziati alcuni gesti simbolici di riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo svedese e del parlamento britannico.

Ma questo non è sufficiente. Informazioni sulle modalità di erogazione degli aiuti per la ricostruzione a Gaza mostrano che Israele vuole utilizzare la gestione degli aiuti umanitari per aumentare il suo controllo sulla popolazione di Gaza. In base a tali accordi palestinesi, le cui case sono state distrutte, dovranno fornire informazioni quali numeri di carte di identità e le coordinate GPS delle loro case. Queste informazioni saranno inseriti in un database e Israele sarà in grado di porre il veto a chiunque ritenga di avere una connessione ad Hamas. Dalle target selezionate da Israele durante margine protettivo, pare che questo include i dipendenti pubblici, come i poliziotti e medici e le loro famiglie.

E 'difficile non pensare che il sistema di supervisione fornirà ad Israele le coordinate GPS di ogni casa a Gaza  ed i dettagli di ogni famiglia, consolidando il suo controllo la prossima volta che decide di attaccare. E Israele può tenere in ostaggio l'intero processo, staccando la spina da un momento all'altro. Agenzie delle Nazioni Unite, disperate ad aiutare le famiglie di Gaza, hanno deciso di prendere parte in questa nuova versione del blocco, nonostante la violazione del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi. 


Così vediamo che il fallimento dei governi dei paesi dell'Unione europea e gli Stati Uniti nel far rispettare il diritto internazionale ha portato ad una situazione perversa in cui gli aiuti umanitari vengono utilizzati per stringere il cappio intorno alla popolazione palestinese.

Ci sono molte misure legislative che possono essere adottate contro gli stati che violano il diritto internazionale ed è il dovere degli Stati firmatari delle Convenzioni di Ginevra di utilizzare almeno alcune di queste misure contro Israele per le sue violazioni ripetute nel corso della sua lunga occupazione dei territori palestinesi:

  • Vietare il commercio di armi e tecnologia militare
  • Sospendere la cooperazione scientifica
  • Limitare il commercio con Israele
  • Sospendere gli accordi commerciali
  • Vietare gli investimenti
  • Congelamento dei capitali

l'Italia invece continua a tenere in piedi l'accordo militare con Israele, che è il primo acquirente di armamenti italiani, utilizzati anche in questa ultima aggressione.

La situazione a Gaza è diventata così insostenibile che sempre più persone cercano di fuggirne, affrontando i rischi di cercare di passare attraverso l'Egitto e di mettersi per mare. Ormai il numero di palestinesi tra i profughi sui barconi che - nel migliore dei casi - arrivano sulle coste europee è sempre più alto. Questo è un fenomeno tragicamente nuovo poiché per decenni donne e uomini palestinesi hanno fatto ogni sforzo per resistere anche in condizioni durissime e non abbandonare la propria terra. Anche per chi vive in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e per i palestinesi cittadini di Israele le difficoltà continuano a crescere perché continuano le politiche di colonizzazione e sopraffazione da parte del governo e dell'esercito israeliano.

Insieme alle comunità palestinesi in Italia e a tutto il popolo della pace Chiediamo al Governo italiano anche in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e per mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.

sabato 27 settembre 2014

La NATO è una Macchina di Guerra


Rilassati, le bombe sono qui per aiutarci. Sono della NATO.
La guerra oggi nutre se stessa.

Noi rifiutiamo che la risposta alle crisi globali e regionali sia sempre militare.


Vogliamo che le relazioni tra i popoli siano improntate a democrazia e cooperazione pacifica, per costruire un mondo più sicuro e giusto.

La NATO è una alleanza militare orientata alla guerra ovunque nel mondo. È stata fondata nel 1949 con la missione di “difesa da attacchi armati” della regione del Nord Atlantico, in particolare dall’Unione Sovietica. Ne facevano parte inizialmente 12 paesi, tra cui l’Italia. Oggi i paesi sono 28, anche se dal 1989 l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia, la sua alleanza militare, non esistono più.

La NATO mantiene una solida dominanza degli Stati Uniti sugli altri paesi membri; periodicamente ci sono riunioni di vertice, per ridefinire obiettivi e strategie: in particolare nel 1999 è cambiato il “concetto strategico”: la NATO è passata da una strategia di difesa ad una strategia di interventi allargata a tutto il mondo, ovunque si giudichino minacciati gli “interessi” dei paesi membri.

Nel 1999 la NATO ha promosso la guerra nei Balcani, chiamandola "guerra umanitaria". Da 13 anni sta portando avanti una guerra brutale in Afghanistan, dove non ha sconfitto il terrorismo né portato la democrazia e tanto meno migliorato la condizione delle donne….

Nel 2011 ha condotto la guerra in Libia, ancora una volta con morti e distruzioni.

E ora, come scrive Alex Zanotelli,

 “…siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia. Nel suo ultimo vertice, tenutosi a Newport nel Galles (4-5 settembre 2014), la NATO ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est […].

Il nostro Presidente del Consiglio, M. Renzi ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi, pronti a battersi contro l’ISIS, offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari.

Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa. Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL. 

  Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!!

Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. ..... Siamo prigionieri del “complesso militare-industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”,come afferma la Pinotti nel Libro Bianco. … Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35 che costeranno 15 miliardi di euro.”

Noi non vogliamo che la politica estera del nostro paese e dell’Europa sia determinata dagli interessi dell’industria bellica e della NATO.

Vogliamo una politica che sappia affrontare i conflitti con la diplomazia e le pratiche nonviolente.

mercoledì 17 settembre 2014

Passi di pace contro l'industria bellica e la politica estera che la asseconda

 


Mai tante guerre in tutto il mondo come oggi

Mai come oggi, appare vana la presunzione di arginare, controllare i conflitti violenti.

Mai come oggi prosperano la produzione e il commercio delle armi.

 


Il dilagare della guerra è acuito dalla crisi economica che scuote il mondo intero.


GAZA ... SIRIA ... IRAQ ... UCRAINA ... LIBIA ... AFGHANISTAN… SUD SUDAN… REPUBBLICA CENTRAFRICANA…

La guerra è ormai considerata l'unica modalità per la risoluzione dei conflitti.
Ovunque sta devastando territori e popolazioni alimentando odi e violenze.
Ovunque sono i civili a pagare il prezzo più alto.
L'unica decisione che i vari paesi europei riescono a prendere prontamente è quella di inviare armi ai combattenti accrescendo sempre più il potere dell’industria e del traffico delle armi, unici settori immuni da crisi
Il potere maschile che governa il mondo è incapace di trovare soluzioni alternative all'uso delle armi e di prevederne le conseguenze.
Il recente vertice NATO ha chiesto agli Alleati di aumentare le loro spese militari fino almeno al 2% del PIL.
Il Governo Renzi, per adeguarsi, si è impegnato a portare a 100 milioni di euro al giorno gli attuali 70 milioni di spese militari (1,2% del PIL), nonostante la crisi, e si è impegnato anche a partecipare alla coalizione dei volenterosi.


Diciamo basta!

Non vogliamo che la politica estera del nostro paese e dell'Europa sia determinata dagli interessi dell'industria bellica e dalle decisioni della NATO, al di fuori di ogni legittimità democratica.


  • Al Governo italiano, all’Europa, all’ONU diciamo
  • BASTA guerre e interventi militari mascherati da “missioni di pace”: che cosa hanno risolto gli interventi in Afghanistan, in Libia, in Iraq, in Somalia...?
  • NO a forniture di armi ai belligeranti: nessun conflitto si risolve annientando l’avversario
  • SÌ alla protezione dei civili con l’intervento di forze ONU
  • SÌ all’accoglienza ed assistenza dei fuggitivi.
  • SÌ alla creazione di corpi civili di pace per l’intervento non armato e nonviolento nei conflitti prima che esplodano le guerre.
  • SÌ a trattative favorite da mediatori esperti, di paesi non coinvolti nel Conflitto.


Con questi obiettivi, insieme a tutto il popolo della pace, partecipiamo alla grande 
 Manifestazione nazionale della Rete della Pace Il 21 settembre a Firenze

Ribadiamo il nostro impegno:


  • a dare voce a quante e quanti nelle aree di conflitto continuano a mettere in atto pratiche nonviolente per la soluzione dei conflitti; in particolare alle donne che, pur subendo ovunque pesantemente violenze fisiche e sessuali, continuano in condizioni difficilissime a prendersi cura della sopravvivenza propria e altrui tenendo aperte possibilità di vita;
  • ad attuare pratiche nonviolente di disobbedienza civile, convinte come siamo che solo così è possibile dare uno sbocco concreto alla responsabilità di ciascuna/o e, nel contempo, mettere qualche granellino di sabbia negli ingranaggi del potere; sosteniamo perciò la campagna BDS contro la politica dello stato di Israele e tutte le campagne contro accordi militari (con Israele, con la NATO), basi militari, partecipazione a cosiddette missioni di pace, acquisto e vendita di armamenti. 
La pace non è il prodotto di terrore o paura.
La pace non è il silenzio dei cimiteri.
La pace non è il risultato silenzioso di repressione violenta.
La pace è il generoso, tranquillo contributo di tutti per il bene di tutti.
La pace è dinamismo. La pace è la generosità.
E' il diritto ed è il dovere.


Oscar Romero