domenica 24 maggio 2020

 



"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" (art. 11 della Costituzione)

 




 “Ripudia” è un'espressione decisa, che non ammette sofismi e compromessi. L'Italia invece continua a dotarsi di sofisticati e costosissimi sistemi d'armi d'attacco. Alcuni esempi:

  •  Il Documento Programmatico per la Difesa 2015-­‐17 prevede l’acquisto di 90 F35, cacciabombardieri con capacità nucleare dal costo medio unitario di 110 milioni di euro. 
  • La portaerei Cavour, appena ristrutturata con una commessa di 90 milioni per Fincantieri, Leonardo e due consorzi pugliesi, Sican e Cut, partirà da Taranto per gli USA dove effettuerà test con gli F35B a bordo. 
  • Il 14 novembre 2019 è stato consegnato alla Guardia di Finanza il primo di 22 elicotteri AW169M, Leonardo. La spesa complessiva sarà di 280 milioni di euro, ai quali se ne possono aggiungere altri 100 per servizi aggiuntivi. È un elicottero militare, dotato tra l'altro di transponder per l'individuazione amico/nemico.
  • Il Documento programmatico per la Difesa 2018-­‐2020 stabilisce l’accordo tra i Ministeri della Difesa, del Tesoro e dello Sviluppo economico per l'acquisto di quattro nuovi sottomarini d'attacco U212NFS per una spesa di due miliardi, reperiti dal Fondo per il finanziamento degli investimenti e dello sviluppo infrastrutturale del paese. 
  • I Cantieri Marionette del Wisconsin, acquisiti nel 2008 per “soli” 120 miliardi da Fincantieri (che ricordiamo è controllata da Cassa Depositi e Prestiti), produrranno per una super commessa USA di 5,5 miliardi di euro una fregata FREMM, fregata missilistica d'attacco. In questo modo Finmeccanica compenserà la produzione di navi da crociera, in crisi a causa del coronavirus. 

Inoltre la NATO e gli USA chiedono all’Italia di portare il bilancio della Difesa, attualmente di 25 miliardi, dall’1,4% del PIL al 2%, con l’aumento di 10 miliardi di spesa. In generale non si tratta ormai solo di finanziamento della Difesa, ma di un chiaro e organico progetto di sviluppo economico, come auspicato da Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, nella audizione informale in Commissione Difesa del Senato il 9 maggio dello scorso anno.

In questo contesto ci inquieta la recente “Proposta di Legge Speciale a supporto del rinnovamento dello strumento militare terrestre”, la cosiddetta “Legge terrestre”, secondo la quale nei prossimi 5/6 anni si dovrebbero garantire all’esercito italiano 5 miliardi di euro di fondi aggiuntivi destinati all’acquisto di carri armati, mezzi blindati, elicotteri multiruolo. Ci auguriamo che in sede parlamentare questo progetto venga bloccato.

Chiediamo anche di fermare tutti gli ulteriori investimenti per gli F-­‐35, dentro una cornice di spesa che, come richiesto dal movimento “Sbilanciamoci” , non superi l’1% del PIL.

Nella gravissima crisi attuale causata dalla pandemia da Covid 19, l'economia di guerra può apparire a molti l'economia del futuro.

Noi Donne in Nero, da sempre contro la guerra e contro ogni forma di violenza, comunque si presenti e venga propagandata, non accettiamo che il nostro governo pratichi una politica economica che tragga profitto da strumenti di morte.

 L’industria militare può essere riconvertita ad uso civile, per la prevenzione e la cura della salute di tutti gli esseri viventi e dell'ambiente, per il sostegno economico a chi è colpito dalla crisi, per la difesa e la promozione della cultura, dell’istruzione pubblica, dell'arte e del bello.

Sui temi al centro di questa lettera si sono espressi, in occasione della pandemia da Covid-­‐19, altri soggetti, laici e religiosi, movimenti, reti e associazioni della società civile del nostro Paese che hanno elaborato precise analisi e riflessioni. Condividendole pienamente, ci permettiamo di sottoporle, in allegato, alla vostra considerazione.

Vi ringraziamo per l’attenzione prestata

Cordiali saluti Rete italiana delle Donne in Nero

domenica 9 febbraio 2020

LA VERITÀ DELLE DONNE Percorsi e pratiche di giustizia con un approccio femminista.



Sabato 15 febbraio 2020 – Casa Internazionale delle Donne (Roma)

Nella società contemporanea, i sistemi giuridici istituzionali, operanti a livello nazionale e internazionale, spesso non soddisfano la richiesta di giustizia che in molte parti del mondo viene avanzata da quanti sono stati vittime di violenze, guerre, repressioni, genocidi. La verità di quanto è avvenuto è stata spesso occultata, non lasciando memoria di molti crimini commessi, in particolare contro le donne.

 


Con il Convegno organizzato a Roma il 15 febbraio 2020, la Rete italiana delle Donne in Nero intende riflettere su queste omissioni e divulgare le esperienze che alcuni movimenti femministi hanno elaborato in relazione a nuovi paradigmi del diritto, quelli della giustizia riparativa, transizionale e di genere. Si tratta di esperienze costruite dal basso, frutto dell’intelligenza progettuale e della determinazione di donne che hanno vissuto e operato in contesti attraversati da lunghi cicli di guerre, com’è nella vicenda delle due ospiti provenienti dalla Colombia e dai Balcani che dialogheranno nella prima parte della giornata.

A prendere per prima la parola sarà Kelly Echeverry Álzate, attivista della Ruta Pacifica de las Mujeres Colombianas, una rete femminista e pacifista attiva da molti anni nelle diverse regioni del Paese latinoamericano e capace di riunire oggi più di 350 organizzazioni di donne. Kelly Echeverry Álzate, tra le promotrici della Commissione verità e memoria delle donne colombiane, è stata fra le redattrici di un importante dossier  della Ruta Pacifica che in tre anni di lavoro di investigazione ha raccolto le testimonianze di oltre 1000 donne vittime del conflitto armato. Le donne intervistate, di differenti età e luoghi di provenienza, meticce, afro-discendenti, indigene e di altre identità etniche, con la loro testimonianza e la rivisitazione del proprio percorso di vita, hanno dato forma a una memoria collettiva e delineato una verità che a pieno titolo pretende di essere accolta e riconosciuta nella storia recente del paese.



Seguirà Staša Zajović, delle Donne in Nero di Belgrado, che è stata tra le fondatrici del Tribunale delle Donne della ex Jugoslavia, un progetto che ha preso vita alla fine del 2010 e si è sviluppato per cinque anni, approdando a un “dibattimento” che si è svolto a Sarajevo dal 7 al 10 maggio 2015. Il comitato organizzatore era costituito da donne bosniache, serbe, croate, slovene, macedoni, montenegrine, kosovare che, lavorando insieme, hanno dimostrato non solo come l’unità e la solidarietà delle donne possano superare le divisioni nazionali, ma come sia anche possibile sfidare politicamente “quelle distruttive forze di estrema destra che nei Balcani e nel complesso dell’Europa” operano per accentuare le chiusure identitarie, le contrapposizioni etniche e l’intolleranza.

Nella seconda parte del Convegno l’attenzione si sposterà sul rapporto tra donne e giustizia nel contesto italiano, prendendo in considerazione esperienze, criticità e nuovi modelli interpretativi del diritto. Sulla questione di genere negli interventi di protezione internazionale rivolti a donne migranti e vittime di tratta interverrà Maria Acierno, giudice della Corte di Cassazione


L’avvocata Ilaria Boiano, dell’associazione Differenza Donna, rifletterà sulla pratica femminista nel processo penale, soffermandosi sull’alleanza che nelle aule di giustizia è possibile costruire tra donne vittime di violenza, avvocate, attiviste e operatrici dei servizi sociali per smascherare i pregiudizi che abitano l’ambito giuridico e che condizionano ancora il rapporto tra donne e magistratura. Anna Lorenzetti, ricercatrice di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Bergamo, offrirà un approfondimento sulla giustizia riparativa, nell’accezione che questa ha assunto nell’ambito sovranazionale e in quello italiano in rapporto alla violenza di genere.

Il dossier elaborato dalla Ruta Pacifica, «La verità delle donne. Vittime del conflitto armato in Colombia», edito a Bogotà nel 2013, è stato tradotto e pubblicato nel 2019 dalla Rete italiana delle Donne in Nero – in “bottega” ne avevamo scritto qui: Colombia: la verità delle donne – e verrà presentato, nel mese di febbraio, in diverse città del nostro Paese. 


 

GLI APPUNTAMENTI CON IL LIBRO: il 4 febbraio a Imola, il 5 a Bologna, il 6 a Modena, l’8 a Ravenna, il 10 a Fano, il 13 a Napoli, il 17 a Firenze, il 19 a Torino, il 21 a Bergamo, il 22 a Milano, il 24 a Trieste, il 25 a Udine, il 27 a Padova, il 28 a Schio.

domenica 10 novembre 2019

L’Italia rompa immediatamente i patti dell’orrore con la Libia

No alla barbarie, ai razzismi, all’odio, alle politiche di morte



Torture, abusi, violenze di ogni tipo contro i migranti detenuti nei veri e propri lager libici chiamati ipocritamente campi. Luoghi dell’orrore in cui le donne vengono sistematicamente stuprate. Di questa barbarie tutti i nostri recenti governi sono stati oggettivamente complici, siglando patti e fornendo assistenza e mezzi alle bande di schiavisti che in Libia spadroneggiano e gestiscono il potere dietro una finta ufficialità.

Il rinnovo automatico di questi patti scellerati che scatterà il 2 novembre è una vergogna per l’umanità e per questo Paese che sembra non conoscere più la differenza fra il bene e il male, fra il giusto e l’ingiusto, fra l’umano e il disumano. Non vogliamo consolarci aspettando che la storia un giorno giudichi come meritano queste barbare politiche perché nel frattempo muoiono donne, uomini e bambini, annegando sotto i nostri occhi nell’indifferenza ormai generale. Non crediamo ai cosiddetti “miglioramenti” che sarebbero soltanto un’ipocrita copertura.

Vogliamo che questo orrore finisca subito. Da anni come donne e femministe lo stiamo denunciando. Chiediamo un’Europa dei diritti umani, dell’accoglienza, della solidarietà, della giustizia sociale, della convivenza. Chiediamo che si consentano ingressi con voli regolari, permessi umanitari, dignitosa accoglienza, speciale protezione per le donne migranti costrette a subire ogni sorta di violenza.

Ribadiamo che non esistono clandestini ma solo persone in cerca d’asilo, per qualsiasi ragione. Condanniamo le politiche di morte contro le persone migranti, politiche che colpiscono al cuore il senso stesso della democrazia anche per noi cittadine e cittadini dei paesi occidentali, colonialisti evidentemente non pentiti. Già lo si sta vedendo nel drammatico rinascere di ideologie razziste e autoritarie in tutta Europa, un tempo considerata la patria dei diritti umani.

Questa tragica deriva sta ridando vita al peggior patriarcato e al peggior neoliberismo, due forze non solo contrarie a un mondo che sia giusto per tutte e tutti, ma soprattutto nemiche delle donne, e questo lo sappiamo molto bene.

Un governo che ignori anche questo appello, l’ultimo di tanti che da anni abbiamo lanciato, avrà la gravissima responsabilità di aver chiuso gli occhi di fronte all’orrore per miserabili ragioni di realpolitik, quella realpolitik che da sempre le istituzioni invocano come alibi per coprire ogni sorta di ingiustizia e di violenza.

Chiediamo la rottura immediata dei patti con chi tortura, stupra e uccide le persone, chiediamo la fine dell’orrore. Invitiamo tutte le donne a farlo. Un gesto di giustizia, di speranza, di fiducia in un altro mondo possibile.


Le Donne in Nero italiane condividono quest'appello della rete femminista No muri No recinti


giovedì 24 ottobre 2019

Stop alla guerra di occupazione della Turchia contro il nord e l’est della Siria – Immediatamente!

Il 9 ottobre 2019 lo Stato turco ha iniziato la sua guerra di invasione e occupazione sul territorio della Siria settentrionale. L’esercito turco sta attaccando tutte le principali città e insediamenti lungo il confine, con attacchi aerei e colpi di mortaio. Secondo le cifre pubblicate da Mezzaluna Rossa Curda (The Kurdish Red Crescent), solo durante i primi cinque giorni di attacchi, sono stati uccisi almeno 46 civili e si contano 139 feriti – tra cui molte donne, bambine e bambini.

Attualmente, l’esercito turco insieme a un cosiddetto “esercito nazionale siriano”, composto da mercenari di diversi gruppi terroristici, sta tentando di estendere la propria invasione su quel territorio. Allo stesso tempo, le cellule dormiente dell’ISIS hanno iniziato nuovi attacchi in tutta la Siria settentrionale. Le forze SDF e YPJ-YPG, che hanno liberato la Siria del Nord-Est dal regime terroristico dell’IS, ora stanno dedicando le loro vite per proteggere le persone da nuove occupazioni e massacri. Quelle donne che hanno liberato migliaia di donne della schiavitù sotto IS sono ora bombardate da un esercito NATO. Milioni di vite, di persone di tutte le diverse comunità etniche e religiose, in questa regione, sono sotto minaccia. Diecimila famiglie sono state sfollate. Oltre ai villaggi popolati principalmente da popolazioni curde e arabe, ci sono stati attacchi mirati a quartieri cristiani. È ovvio che questi attacchi vengono portati avanti con obiettivi di pulizia etnica e cambiamento demografico.

L’occupazione turca e i crimini di guerra ad Afrin, a partire da gennaio 2018, sono stati fino ad oggi condonati dalla comunità internazionale. Così, la Turchia s’impegna per espandere il suo territorio e imporre il suo dominio su ulteriori regioni della Siria settentrionale e orientale, violando il diritto internazionale e la sovranità stessa della Siria. Allo stesso tempo, la Turchia trascura la volontà dei popoli della regione che hanno vissuto insieme pacificamente, sotto l’Amministrazione democratica autonoma. Gli attacchi della Turchia sono diretti contro gli avanzamenti della rivoluzione delle donne nel Rojava, che è stata una fonte di ispirazione per le donne di tutto il mondo. Le donne, che sono state avanguardia nella costruzione di un modello sociale alternativo, per una società democratica ed ecologica basata sulla liberazione delle donne, sono prese di mira dagli attacchi delle squadre assassine jihadiste. Il copresidente del Partito Futuro della Siria, Hevrin Xelef è stata assassinata in un’imboscata il 12 ottobre, mentre era in viaggio per visitare feriti e sfollati nella regione di Til Temir. Nonostante 8 anni di guerra continua in Siria, le regioni dell’amministrazione Autonoma nel Nord-Est della Siria sono riuscite a garantire diritti democratici e rispondere ai bisogni di tutte le persone in questa regione. Centinaia di migliaia di rifugiati di guerra provenienti da diverse regioni della Siria hanno trovato rifugio qui. Senza alcun sostegno degno di nota da parte delle organizzazioni delle Nazioni Unite, questi rifugiati sono stati accolti, protetti e sostenuti dalle strutture dell’Amministrazione Autonoma.

Mentre il governo di Erdogan ha annunciato apertamente questa guerra e i suoi piani di occupazione, la comunità internazionale – compresi gli organi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) – non ha adottato misure adeguate per impedire che ciò accadesse. Inoltre, potenze egemoniche come la Russia e Gli Stati Uniti hanno incoraggiato l’aggressione della Turchia. I genocidi dell’Impero ottomano contro gli armeni e il popolo siriaco nel 1915 e i massacri contro il popolo curdo a Dersim, Halebje, Nussaybin, Cizire, Afrin … sono ancora nelle nostre menti. Oggi di nuovo, i crimini contro l’umanità sono stati preparati ed eseguiti apertamente, poiché il calcolo dei profitti di guerra conta di più del diritto internazionale, dei valori e diritti umani.

Le donne del Rojava hanno sempre sottolineato:

“Abbiamo difeso la rivoluzione delle donne con i nostri sacrifici. Conduciamo la nostra lotta a nome di tutte le donne nel mondo”.
 La guerra della Turchia contro le donne e i popoli del Nord-Est della Siria è un’aggressione contro tutte noi. Mira a colpire gli avanzamenti e i valori delle nostre lotte per i diritti, la libertà e la giustizia delle donne – ovunque. Con la campagna internazionale Women Defend Rojava (Donne in difesa del Rojava), ci uniamo contro il fascismo, l’occupazione e il patriarcato. Alziamo la nostra voce per il riconoscimento dell’autonomia dell’Amministrazione autonoma nel Nord-Est della Siria, per la pace e la giustizia in Siria.

Per prevenire nuovi genocidi e femminicidi nel 21° secolo, esortiamo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tutti gli organismi competenti della comunità internazionale e i governi ad intraprendere azioni urgenti al fine di:

  • Fermare immediatamente l’invasione e l’occupazione della Turchia nel Nord-Est della Siria; 
  • Istituire una No-Fly-Zone per la protezione delle vite delle persone nel Nord-Est della Siria; 
  • Prevenire ulteriori crimini di guerra e fermare la pulizia etnica da parte delle forze dell’esercito turco, dell’ISIS, di El Nusra e di altri gruppi terroristici jihadisti; 
  • Processare tutti i crimini e i criminali di guerra; 
  • Interrompere il commercio di armi con la Turchia; 
  • Attuare sanzioni politiche ed economiche contro la Turchia; 
  • Riconoscere l’Amministrazione autonoma democratica dei popoli del Nord-Est della Siria; 
  • Adottare misure immediate per una soluzione politica della crisi in Siria con la rappresentanza e la partecipazione delle donne e rappresentanti di persone di tutte le diverse comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.  

Women Defend Rojava Campaign Committee 15 ottobre, 2019


Per Adesioni

     individui: dal sito https://womendefendrojava.net/ compilando il modulo online scorrendo un po’ la pagina sulla destra


    Organizzazioni: scrivendo all’indirizzo: solidarietadonnekurde@gmail.com

Prime adesioni:

Organizzazioni:
Women‘s Council of North and East Syria; Kongra Star; Council of Women in Syria MJS, Union of Free Women East Kurdistan KJAR, Organisation of Freedom Seeking Women Kurdistan RJAK, East Kurdistan Women’s Association Ronak, Kurdish Women’s Public Relation Office REPAK, Kurdish Women’s Movement in Europe TJK-E; International Representation of Kurdish Women’s Movement IRKWM, Kurdish Women’s Peace Office CENÎ; Kurdish Women’s Student Union JXK; Young Women’s Movement Jinên Ciwan; Êzidî Women’s Freedom Movement TAJÊ; Alevit Democratic Women‘s Movement; Free Women‘s Foundation Rojava (WJAR); Initiative of Democratic Muslim Women; Jineolojî Academy; Palestine Women’s Association Lebanon; Women’s Branch of Syriac Union Party Lebanon; Social and Cultural Association NEWROZ Lebanon; Mujeres Terretorios y Resistancias (Santa Cruz / Bolivia); Southall Black Sisters (UK); Revolutionary Association of the Women of Afghanistan (RAWA); Women’s Strike Poland; Mujeres Libres (CNT / Spain); Union Syndicale Solidaires France; International Labour Network of Solidarity and Struggles; Feminist Assembly of Madrid (Spain); Feministas de Abya Yala (Uruguay); Centro de Intercambios y Servicios Cono Sur CISCSA (Argentina).
Individui:
Mahila Kisan Adhikaar Manch (Forum for Women Farmers‘ Rights, India); Sylvia Marcos (Author, Mexico); Meredith Tax (writer & Emergency Committee for Rojava, USA); Nadje Al-Ali (academician, USA); Collette McAllister (Sinn Féin, Irland); Maria Luiza Duarte Azedo Barbosa (World Women‘s March, Brazil); Dr Radha D’Souza (University of Westminster, UK); Dr Mahvish Ahmad (University of Western Cape, South Africa), Francesca Gargallo Celentani (author and feminist, Mexico); Laura Quagliuolo (editor, Italy); Teresa Cunha (academician, Portugal); Tor Bridges (aunt of Anna Campbell, Producer, UK); Lilian Galan (MPP, Uruguay); Nancy Fraser (professor of philosophy and politics, USA); Dr Mithu Sanyal (author and broadcaster, Germany); Margaret Owen (Widows for Peace through Democracy WPD & Patron of Campaign Peace in Kurdistan, UK); Alba Sotorra Clua (filmmaker, Spain); Rahila Gupta (writer and activist, UK); Dr Mónica G Moreno Figueroa (sociologist, UK); Julie Ward (Member of European Parliament, UK); Prof Sarah Franklin (sociologist, UK); Wendy Lyon (human rights lawyer, Ireland); Dr Zahra Ali (sociologist, USA); Fatemeh Sadeghi (McGill University, Canada/Iran); Dr Sarah Glynn (academician, Scotland); Maryam Ashrafi (social documentary photographer & film-maker, Iran); Dr Hettie Malcomson (academician, UK); Debbie Boockchin (journalist & author, UK); Selay Ghaffar (Solidarity Party of Afghanistan); Dr Marina Sitrin (Binghamton University, USA); Amber Huff (researcher, UK); Christelle Terreblanche (University of Kwazulu-Natal, South Africa); Erella Shadmi (academician, Israel); Molly Crabapple (artist and author, USA); Dr. Soraya Fallah (California State University, USA); Dr. Camilla Power (Radical Anthropology Group, UK); Prof. Flavia Almeda Pita (State University of Feira de Santana Bahia & Incubadora de Economia Popular Soldidaria, Brazil); Houzan Mahmood (writer, UK); Dina al-Kassim (University of British Colombia, Canada), Vilma Rocio Almendra Quiguanas (Indigenous Nasa/Misak, Pueblos en Camino, Colombia); Helina Paul (ecologist, UK); Rane Khanna (filmmaker & lecture, UK); Mechthild Exo (researcher & activist in peace and conflict studies, Germany); Rita Lora Segato (National University of San Martin, Brazil); Prof Emeritus Ana Falu (National University of Cordoba, Argentina); Janet Sarbanes (writer and professor, USA); Charlotte Maria Saenz (academician, USA); Monika Gärtner-Engel (founding member of World Women Conference, Germany); Carla Bergman (writer & film-maker, Canada); Targol Mesbah (academician, USA); Lilián Raquel Galán Pérez (deputy of Parla Sur, Latin America); Sally Jackson (academician, USA); Verónica Mounier (academician, Mexico);