domenica 8 novembre 2009

Vicenza ci riguarda










Sabato il 7 novembre, Donne in Nero da Padova, Napoli, Schio, Verona, Udine, Bologna, Ravenna, Milano, Torino e Alba sono scese in piazza a Vicenza, insieme a tante donne della citta', per dichiarare la loro opposizione alla costruzione della nuova base americana, Dal Molin.

Sono andate a Vicenza perche la costruzione della base, e tutto cio' che significano le scelte e le azioni di governi italiani successivi riguardanti la base, ci riguarda tutte e tutti.


Altre foto

La lotta tenace delle cittadine e cittadini di Vicenza ha dato piu' visibilità agli accordi segreti che impongono, oltre alla presenza di basi straniere sul territorio italiano, anche l'onere di mantenerle a spese dei contribuenti italiani. Ma ha anche reso visibile, in modo inequivocabile, il disprezzo dei nostri dirigenti politici per le opinioni, la volontà e i diritti dei cittadini. Le cittadine e i cittadini di Vicenza hanno visto le loro opinioni scartate, il loro ricorso a un referendum locale negato, la decisione della TAR di Veneto contro la costruzione della base cancellata.






L'esclusione delle cittadine e dei cittadini dalle decisioni che riguardano installazioni militari rappresenta una grave minaccia alla democrazia in un paese che già ospita 110 basi americane.



Basi americane in Italia



  1. Cima Gallina [Bolzano]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'aviazione USA
  2. Monte Paganella [Trento]. Stazione telecomunicazioni dell'aviazione USA
  3. Aviano [Pordenone]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'aviazione USA in Italia
  4. Roveredo [Pordenone]. Deposito armi Usa
  5. Rivolto [Udine]. Base dell'aviazione USA
  6. Maniago [Udine]. Poligono di tiro dell'aviazione USA
  7. San Bernardo [Udine]. Deposito munizioni dell'esercito USA
  8. Trieste. Base navale Usa
  9. Camp Ederle [Vicenza]. Quartier generale Guarnigione USA
  10. Vicenza: sede 173° Brigata Aviotrasportata USA
  11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vicenza]. Deposito militare
  12. Longare [Vicenza]. Deposito militare
  13. Oderzo [Treviso]. Deposito di armi e munizioni
  14. Codognè [Treviso]. Deposito di armi e munizioni
  15. Istrana [Treviso]. Base dell'aviazione USA

  16. Ciano [Treviso]. Centro telecomunicazioni e radar USA
  17. Verona. Air Operations Center dell'aviazione USA e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni dell’aviazione USA
  18. Affi [Verona]. Centro telecomunicazioni USA
  19. Lunghezzano [Verona]. Centro radar USA
  20. Erbezzo [Verona]. Antenna radar Agenzia di sicurezza nazionale USA
  21. Conselve [Padova]. Base radar USA
  22. Monte Venda [Padova]. Antenna telecomunicazioni e radar USA
  23. Venezia. Base navale USA
  24. Sant'Anna di Alfaedo [Padova]. Base radar USA
  25. Lame di Concordia [Venezia]. Base di telecomunicazioni e radar USA
  26. San Gottardo, Boscomantivo [Venezia]. Centro telecomunicazioni USA
  27. Ceggia [Veggio]. Centro radar USA
  28. Ghedi [Brescia]. Base dell'aviazione USA, stazione di comunicazione.
  29. Montichiari [Brescia]. Base aerea USA.
  30. Remondò [Pavia]. Base dell'esercito USA
  31. Solbiate Olona [Varese]. Base di intervento rapido.
  32. Sorico [Como]. Antenna Agenzia di sicurezza nazionale USA
  33. Cameri [Novara]. Base aerea Usa con copertura Nato.
  34. Candelo-Masazza [Vercelli]. Addestramento dell’aviazione e dell’esercito USA, copertura Nato
  35. La Spezia. Centro antisommergibili

  36. Finale Ligure [Savona]. Stazione di telecomunicazioni dell’esercito USA

  37. San Bartolomeo [Spezia]: Centro ricerche per la guerra sottomarina.
  38. Monte San Damiano [Piacenza]. Base dell'aviazione USA con copertura Nato.
  39. Monte Cimone [Modena]. Stazione telecomunicazioni USA con copertura Nato.
  40. Parma. Deposito dell'aviazione USA con copertura Nato.
  41. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato USA
  42. Rimini. Gruppo logistico USA per l'attivazione di bombe nucleari
  43. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni USA
  44. Potenza Picena [Macerata]. Centro radar USA con copertura Nato
  45. Camp Darby [Pisa]. Il più grande deposito logistico del Mediterraneo della Setaf. Base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo
  46. Coltano [Pisa]. Importante base USA per le telecomunicazioni. Deposito munizioni dell’esercito USA
  47. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'aviazione USA
  48. Talamone [Grosseto]. Base saltuaria della Marina USA
  49. Poggio Ballone [Grosseto]. Centro radar USA con copertura Nato
  50. Livorno. Base navale USA
  51. Monte Limbara [Sassari]. Base missilistica USA
  52. Sinis di Cabras [Oristano]. Centro elaborazioni dati [Agenzia di sicurezza nazionale USA].
  53. Isola di Tavolara [Sassari]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Marina USA
  54. Torre Grande di Oristano. Base radar Agenzia di sicurezza nazionale USA
  55. Monte Arci [Oristano]. Stazione di telecomunicazioni USA con copertura Nato.
  56. Capo Frasca [Oristano]. Eliporto ed impianto radar USA
  57. Santulussurgiu [Oristano]. Stazione telecomunicazioni dell'aviazione USA con copertura Nato
  58. Perdasdefogu [Nuoro]. Base missilistica sperimentale
  59. Capo Teulada [Cagliari]. Poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato
  60. Cagliari. Base navale USA
  61. Decimomannu [Cagliari]. Aeroporto USA con copertura Nato
  62. Aeroporto di Elmas [Cagliari]. Base aerea dell'aviazione USA
  63. Salto di Quirra [Cagliari]. Poligoni missilistici
  64. Capo San Lorenzo [Cagliari]. Zona di addestramento per la Sesta flotta USA
  65. Monte Urpino [Cagliari]. Depositi munizioni USA e Nato.
  66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze USA. Stazione Nato
  67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'aviazione USA
  68. Rocca di Papa [Roma]. Stazione telecomunicazioni USA con copertura Nato
  69. Monte Romano [Viterbo]. Poligono saltuario di tiro dell'esercito USA
  70. Gaeta [Latina]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei "La Salle"
  71. Casale delle Palme [Latina]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo USA
  72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili USA. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari USA
  73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea USA
  74. Monte Camaldoli [Napoli]. Stazione di telecomunicazioni USA
  75. Ischia [Napoli]. Antenna di telecomunicazioni USA con copertura Nato
  76. Nisida [Napoli]. Base dell’esercito USA
  77. Bagnoli [Napoli]. Sede del più grande centro di coordinamento della Marina USA di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.
  78. Agnano [Napoli]. Base dell'esercito USA
  79. Licola [Napoli]. Antenna di telecomunicazioni USA
  80. Lago Patria [Caserta]. Stazione telecomunicazioni USA
  81. Giugliano [Napoli]. Comando Statcom
  82. Grazzanise [Caserta]. Base saltuaria dell'aviazione USA
  83. Mondragone [Caserta]: Centro di Comando USA e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi USA e Nato in caso di guerra
  84. Montevergine [Avellino]: Stazione di comunicazioni USA
  85. Cirigliano [Matera]. Comando delle Forze Navali USA in Europa
  86. Pietraficcata [Matera]. Centro telecomunicazioni USA e Nato
  87. Gioia del Colle [Bari]. Base aerea USA di supporto tecnico
  88. Brindisi. Base navale USA
  89. Punta della Contessa [Brindisi]. Poligono di tiro USA e Nato
  90. San Vito dei Normanni [Brindisi]. Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Agenzia di sicurezza nazionale USA]
  91. Monte Iacotenente [Foggia]. Base del complesso radar Nadge (rete di radar militari della NATO)
  92. Otranto. Stazione radar USA
  93. Taranto. Base navale USA. Deposito USA e Nato
  94. Martinafranca [Taranto]. Base radar USA
  95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar USA e Nato
  96. Monte Mancuso [Catanzaro]. Stazione di telecomunicazioni USA
  97. Sellia Marina [Catanzaro]. Centro telecomunicazioni USA con copertura Nato
  98. Sigonella [Catania]. Principale base terrestre della Marina USA nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta
  99. Motta S. Anastasia [Catania]. Stazione di telecomunicazioni USA
  100. Caltagirone [Catanzaro]. Stazione di telecomunicazioni USA
  101. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'aviazione USA
  102. Isola delle Femmine [Palermo]. Deposito munizioni USA e Nato.
  103. Marina di Marza [Ragusa]. Stazione di telecomunicazioni USA
  104. Augusta [Siracusa]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni
  105. Monte Lauro [Siracusa]. Stazione di telecomunicazioni USA
  106. Centuripe [Enna]. Stazione di telecomunicazioni USA
  107. Niscemi [Caltanissetta]. Base del NavComTelSta [comunicazione Marina USA]
  108. Trapani. Base dell’aviazione USA con copertura Nato
  109. Isola di Pantelleria [Trapani]: Centro telecomunicazioni della Marina USA, base aerea e radar Nato
  110. Isola di Lampedusa [Agrigento]: Base della Guardia costiera USA. Centro d'ascolto e di comunicazioni








Ci dicono che tutto cio' e' fatto per la nostra sicurezza.


Ma per sentirci sicure abbiamo bisogno in primo luogo di rispetto e di riconoscimento della nostra libertà, dignità e autodeterminazione. In secondo luogo è necessario costruire sul territorio dei rapporti che siano orientati alla reciproca conoscenza, alla convivenza e alla solidarietà, e riconoscere alle cittadine e ai cittadini il diritto a partecipare alle scelte che riguardano il proprio territorio.






giovedì 5 novembre 2009

Smilitarizziamo il nostro ambiente e le nostre vite


Il 4 Novembre è la Festa dell’Unità nazionale e la Giornata delle Forze Armate, istituita dal fascismo per celebrare la “Vittoria” della prima guerra mondiale. Quale vittoria per i 650.000 morti e 1.000.000 di mutilati e feriti? Fu un affare per i grandi industriali, politici corrotti, funzionari statali senza scrupoli, alti ufficiali con le mani in pasta. Le commesse di guerra fruttarono profitti così scandalosi che fu nominata una commissione d’inchiesta parlamentare.
Ogni anno, in ogni città, le autorità civili, militari, religiose, si ritrovano tutte unite per legittimare eserciti e guerre e coprire con i veli della retorica la realtà di “un’inutile strage”.

Noi vogliamo ribadire il nostro NO a quella e a tutte le inutili stragi che continuano a insanguinare il mondo.








"Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore;
essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione.
Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei".


(B.N. Anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria, 1916)






L'Italia ripudia la guerra” afferma la nostra Costituzione, ma ripudiare la guerra significa non solo non fare guerre, ma anche non costruire, vendere e acquistare strumenti di guerra: né basi né armi. La produzione e il commercio di armi, la costruzione e il mantenimento di basi militari, tutto questo ci riguarda come cittadine che non si rassegnano alle scelte di guerra, ma si impegnano per contribuire alla costruzione di una società giusta, solidale e di pace prefigurata dalla Costituzione.

Noi pensiamo che l’uso della violenza e la cultura delle armi siano le più assurde, le più stupide, le più crudeli attività che l’uomo abbia messo in campo nel corso della storia.
Per affrontare i problemi sempre più gravi del nostro tempo non servono altre basi, altri soldati, altre armi, occorre la co-responsabilità e la collaborazione internazionale, la solidarietà civile, fuori da ogni logica militare e di potere.

Non vogliamo essere complici del militarismo , ovunque si manifesti e in particolare nel nostro paese, con la concessione dell'aeroporto Dal Molin per una nuova base militare statunitense, la crescente militarizzazione della Campania (dal porto di Napoli alle basi militari, dalle fabbriche di armi alle discariche…), il magazzino di armi nucleari ad Aviano, il continuo aumento delle spese militari, la costruzione dei cacciabombardieri F35, la partecipazione a spedizioni militari camuffate da missioni di pace...

La militarizzazione del territorio non solo non ci dà, ma ci toglie sicurezza e libertà'. Per sentirci più sicure abbiamo bisogno di rispetto e di riconoscimento della nostra libertà, dignità e autodeterminazione.

Per questo, il 7 novembre saremo in piazza a Vicenza, insieme con le donne della città per dichiarare la nostra opposizione alla costruzione della nuova base Dal Molin.

Invitiamo tutte le donne che rifiutano la logica della guerra a participare.


Donne in Nero
Padova 4 novembre 2009

sabato 31 ottobre 2009

Gaza: In Marcia per la Libertà








La legge è chiara. La coscienza dell'umanità è scossa. Eppure, l'assedio di Gaza continua. È giunto il momento di agire!






La Gaza Freedom March, organizzata dalla coalizione internazionale per la fine dell'assedio illegale di Gaza, il 27 dicembre 2009 al 2 gennaio 2010


Nei giorni del primo anniversario dell'assalto e massacro israeliano a Gaza, centinaia e centinaia di attivisti internazionali tenteranno di rompere l'assedio per partecipare ad una grande manifestazione nonviolenta, marciando al fianco della popolazione di Gaza il 31 dicembre 2009.

La Gaza Freedom March sarà una manifestazione di solidarietà che intende inoltre richiamare l'attenzione sulla crisi umanitaria in corso e sulla illegalità dell'assedio, chiedendo alla Comunità internazionale che vi metta fine.







Amnesty International ha descritto il blocco di Gaza come una "forma di punizione collettiva di tutta la popolazione di Gaza, una flagrante violazione di obblighi di Israele nel quadro della quarta convenzione di Ginevra." Human Rights Watch ha chiamato il blocco una "grave violazione del diritto internazionale". Il Relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori occupati palestinesi, Richard Falk, ha condannato l'assedio israeliano di Gaza che rappresenta un "crimine contro l'umanità".

L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha detto che la gente di Gaza viene trattata "come animali", e ha chiesto di "porre fine all'assedio di Gaza" che sta privando "un milione e mezzo di persone delle necessità della vita."

Uno dei principali esperti a livello mondiale di Gaza, Sara Roy dell'Università di Harvard, ha detto che le conseguenze dell'assedio "provocano innegabilmente una situazione di sofferenza di massa, che è creata in gran parte da Israele, ma con la complicità attiva della comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti e l'Unione Europea".



Appello della Coalizione internazionale per la fine dell'assedio illegale di Gaza

L'assedio israeliano di Gaza è una flagrante violazione del diritto internazionale che ha portato alla sofferenza di massa. Gli Stati Uniti, l'Unione Europea, e il resto della comunità internazionale sono complici.


La legge è chiara. La coscienza dell'umanità è scossa. Eppure, l'assedio di Gaza continua. È giunto il momento di agire! Il 31 dicembre 2009 concluderemo l'anno marciando al fianco del popolo palestinese di Gaza in una manifestazione nonviolenta per rompere il blocco illegale.

Il nostro scopo in questa marcia è rompere l'assedio di Gaza. Chiediamo che Israele ponga fine al blocco. Chiediamo anche all'Egitto di aprire la frontiera di Gaza a Rafah. I palestinesi devono avere la libertà di viaggiare per motivi di studio, di lavoro, e di cura e anche di ricevere visitatori provenienti dall'estero.

Essendo noi una coalizione internazionale, non spetta a noi sostenere una soluzione politica specifica a questo conflitto. Eppure la fiducia nella nostra comune umanità ci spinge a chiedere a tutte le parti di rispettare e sostenere il diritto internazionale e i diritti umani fondamentali per porre fine all'occupazione militare israeliana dei territori palestinesi del 1967 e per perseguire una pace giusta e duratura.

La marcia potrà avere successo soltanto se risveglierà la coscienza dell'umanità.

Vi invitiamo tutti ad unirsi a noi.


Il mese scorso, il Consiglio per i diritti umani dell'Onu ha approvato il rapporto Goldstone sulle violazioni della legge internazionale e i crimini contro l'umanità commessi a Gaza durante l'offensiva israeliana “Piombo fuso”. Nessun paese dell'Unione Europea ha votato a favore. L'Italia ha seguito gli Stati Uniti, votando in contro.

Non sorprende questa complicità. Come ha detto il Presidente Israeliano Shimon Peres, criticando le leggi britanniche di giurisdizione universale per crimini di guerra: "Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno usato tattiche simili nelle loro operazioni in Iraq e Afganistan." Quindi, visto che i nostri governi sono anche loro coinvolti in crimini di guerra, non posssiamo aspettare che agiscano contro altri criminali. Dobbiamo agire noi.







Unisciti alla delegazione del Coordinamento europeo per la Palestina (ECCP) che parteciperà alla marcia per Gaza! Per maggiori informazioni...

giovedì 22 ottobre 2009

Contro ogni razzismo - Respingiamo le leggi e le politiche di oppressione e sfruttamento!




La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua persona

Articolo 2, Costituzione della Repubblica Italiana






L’Italia, terra di emigranti in tempi non lontani, è diventata luogo di immigrazione: anche se in misura minore rispetto ad altri paesi europei, la presenza di straniere/i è divenuta consistente.



Così, nelle nostre relazioni quotidiane – famiglia, scuola, lavoro, commercio – incontriamo persone di diversa provenienza, di diversa cultura e sensibilità. Non ce ne siamo accorti subito, ma la nostra vita è cambiata: impariamo di lingue e luoghi lontani e, per coloro che capiscono il valore delle diversità, le conoscenze e sensibilità molto si arricchiscono e si raffinano.







In campo economico le persone immigrate sostengono settori importanti: edilizia, agricoltura, famiglia e tutti sappiamo che senza il loro apporto ci sarebbero crolli economici e sociali.


Le persone immigrate, di uguale umanità ma di diversa provenienza, avrebbero dovuto essere accolte con gli strumenti adeguati a una società in evoluzione, rispettosa dei diritti di tutte/i, ma così non è stato. I poteri economici se ne sono serviti come forza lavoro a basso costo, in nero, costringendole a volte in condizioni di schiavitù. Il governo italiano ha usato le donne e gli uomini immigrati per scaricare su di loro le responsabilità di condizioni di vita difficili per tutti, per far crescere la paura e quindi l’ostilità nei cittadini, e imporre così norme di emergenza che limitano la libertà di noi tutte/i.



Da tempo assistiamo a una vera e propria deriva razzista. Oggi, in Italia, il razzismo dilaga perché chi lo pratica, trova sostegno nella politica xenofoba del governo Berlusconi che, con l’approvazione del Disegno di Legge sulla sicurezza (DDL 733), ha imboccato, senza alcuna ambiguità, la via dell’incitamento all’odio nei confronti dello “straniero” e del “diverso”.





Ci sono dinamiche alimentate dal forte impatto e dei retaggi delle piattaforme dei partiti di estrema destra sulle politiche del governo e sulla percezione pubblica. Ma anche dai media che strumentalizzano e legittimano razzismo e xenofobia sfruttando il processo multiculturale che sta vivendo la società italiana.


Doudou Diène,relatore speciale ONU, nel suo Rapporto sulla situazione in Italia rispetto ai fenomeni del razzismo, della discriminazione sociale e della xenofobia.












E’ evidente e crescente l’incidenza della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani fondamentali nei confronti della popolazione immigrata nel paese. Notiamo che persistono razzismo e xenofobia nei confronti degli immigrati, dei richiedenti asilo e rifugiati, compresi i Rom. Chiediamo al governo di intervenire efficacemente per contrastare il clima di intolleranza e per garantire le tutele ai migranti, a prescindere dal loro status.



Dal Rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, 2009












Il respingimento cosi' come viene oggi messo in atto nel Mediterraneo non e' in regola neanche con la legislazione nazionale perche' la legge nazionale italiana, il testounico dell'immigrazione, prevede si' il respingimento, ma con delle garanzie: la persona deve essere identificata, deve ricevere un decreto di respingimento e questa persona puo' anche ricorrere. Il respingimento in alto mare, indiscriminato e collettivo mette a duraprova la fruibilita' del diritto d'asilo.


Laura Boldrini, portavoce della sezione italiana dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati








Le misure e le proposte adottate attaccano infatti i più elementari diritti umani e sono un elenco di barbarie:
  • il reato di clandestinità, che trasforma in crimine una condizione di vita legata a un particolare momento dell’esistenza della persona del migrante, è un passo pericolosissimo verso la normalizzazione delle disuguaglianze sociali e verso la legalizzazione del razzismo
  • la politica dei respingimenti e gli accordi criminali con la Libia causano vere e proprie strage di innocenti
  • la facoltà di denunciare i clandestini, che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche, sono in assoluto contrasto con il codice deontologico dei medici e con il dettato costituzionale (art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”)
  • la schedatura dei senza fissa dimora, primo passo verso la discriminazione di una fascia di popolazione che evoca gli orrori del passato fascista e nazista;
  • l’istituzione del CIE (Centro di identificazione e di espulsione) a Lampedusa , vero e proprio centro di detenzione;
  • l’istituzione delle ronde, che fomenta il clima di sospetto e contraddice il diritto di tutti a essere tutelati con gli strumenti messi a disposizione dalle istituzioni democratiche.


Come Donne in Nero, respingiamo queste misure razziste e liberticide, e refutiamo:



  • l’ideologia dell’intolleranza
  • la xenofobia e il razzismo
  • le politiche di esclusione dell’ “altro” che lo trasformano in nemico
  • la violenza insita in ogni norma e in ogni atteggiamento che nega l’umanità dell’ “altro”,
  • l’imbroglio securitario che, non solo minaccia la nostra libertà e le nostre vite, ma nasconde anche le vere cause dell’insicurezza sociale riconducibili alle logiche del sistema liberista globale, che precarizza il lavoro, aumenta la povertà, distrugge lo stato sociale, rende impossibile progettare il futuro







Non obbediremo a leggi nelle quali non ci riconosciamo perche' violano i piu' elementari diritti umani.






























































venerdì 16 ottobre 2009

Liberta' per Mohammed Othman

Più di tre settimane fa l'attivista palestinese Mohammad Othman è stato arrestato rientrando nella Cisgiordania da un viaggio in Norvegia. Mohammad, attivo nei movimenti nonviolenti contro il Muro dell'Apartheid e la campagna di Boicottaggio, Sanzioni e Disinvestimento (BDS), si trova ancora detenuto, in isolamento e senza sapere il motivo del fermo!

Lunedi' il 19 ottobre e' stato portato davanti a un tribunale militare senza neanche sapere i capi d'accusa contro di lui. Il giudice ha esteso la detenzione per ancora 11 giorni.

In solidarietà con l'appello internazionale "Se volete fermare il movimento BDS, dovete arrestarci tutti!" lanciato da Stop the Wall a seguito dell'arresto di Mohammad, mandiamo una valanga di mail per esigere il suo immediato e incondizionato rilascio!

Clicca qui per mandare un mail.

Mohammed viene dal villaggio di Jayyus in Cisgiordania. Jayyous e' stato devastato dalla costruzione dal Muro d'apartheid e dall'insediamento di Zufim ed e' uno dei principali villaggi coinvolti nel movimento popolare e nonviolento contro il Muro iniziato piu' di 4 anni fa nel villaggio di Bi'lin. Non e' l'unico detenuto fra gli attivisti del movimento popolare nonviolento. Decine di palestinesi da Bi'lin, Ni'lin e Jayyus sono detenuti nei carceri israeliani, molti presi dai loro letti durante raid notturne da soldati israeliani, i volti coperti da maschere.

La risposta dalle forze armate israeliane alle proteste settimanali nei villaggi e' stata una ripressione forte; civili inermi devono affrontare soldati con armi di fuoco e nuovi armi sperimentali sono stati provati.

Nel suo discorso al Cairo, Presidente Obama ha detto che i palestinesi devono rinunciare alla violenza. Purtroppo, non ha rivolto le stesse parole al governo israeliano e neanche ha riconosciuto la lotta nonviolenta nei villaggi palestinesi.

Negli ultimi 4 anni 16 persone sono state uccise e piu" di 1500 sono state ferite, alcuni gravemente.

Diamo un futuro alla resistenza popolare palestinese, e all'opzione nonviolenta per la fine dell'occupazione!

Per sapere di piu' della repressione israeliana dal movimento popolare nonviolento, leggi il rapporto Repressione Permessa, Resistenza Negata.
Repress

martedì 6 ottobre 2009

Le donne denunciano lo scambio tra potere, sesso, denaro

Sabato 10 ottobre 2009 dalle ore 16.30 alle 18.30 le Donne in Nero di Udine saranno in Piazzetta Lionello a Udine per denunciare lo scambio tra potere, sesso, denaro, che avviene in Italia nei luoghi della politici.

Invitano le donne e gli uomini della città a riflettere, a prendere la parola, a esprimere la propria contrarietà nei confronti del degrado della cosa pubblica a cui stiamo assistendo

Quanto è accaduto nei mesi scorsi nei palazzi del potere tra Berlusconi e le donne non può essere confinato nella sfera della morale, del privato, del pettegolezzo, parla invece della qualità della vita e del futuro di questo paese

Parole di donne hanno spezzato l'artificiosa divisione tra pubblico e privato e hanno svelato il sistema di scambio tra potere, sesso, denaro: prestazioni sessuali in cambio di favori economici e candidature politiche

Le donne hanno parlato e hanno messo a nudo quello che è il cuore della vicenda: la sessualità maschile e il rapporto con le donne di un uomo di potere e della sua corte.

Una sessualità incapace di dare senso alle relazioni, espressione di una "miseria del maschile" che tenta di ripristinare con arroganza quei ruoli tradizionali tra uomini e donne che quarant'anni di femminismo hanno destabilizzato

Le donne, non tutte asservite all'immagine del corpo femminile allestita dal regime televisivo e politico berlusconiano, pensano che i rapporti tra i sessi mai come oggi siano il cuore della politica e si chiedono se nel disordine del presente sia ancora possibile prendere la parola su questi temi.


Incontro nazionale

Anche 10 ottobre alle ore 10, a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne, è stato convocato, su questi temi, un incontro nazionale, aperto a tutte le donne e a tutti gli uomini interessati, e sollecitato da un documento firmato da Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa

venerdì 2 ottobre 2009

Presidente Obama, sostenga le raccomandazioni della missione Goldstone a Gaza

Lettera aperta da Dr. Eyad El-Sarraj Presidente del Programma di Salute Mentale della Comunità di Gaza.





Egregio Presidente Obama,

le nostre ferite in Gaza sono ancora aperte, la nostra. giustizia ancora negata. L'offensiva di Israele di 23 giorni (28 dicembre 2008- 19 gennaio 2009) ha lasciato nei nostri figli la paura di ritornare a scuola, e quella sensazione di non essere al sicuro nei loro letti.

La guerra, e la continua chiusura della striscia di Gaza, ha indebolito la capacità delle madri e dei padri di agire come protettori e come coloro che garantiscono la sicurezza. Come comunità, combatteremo per decenni per convivere con le conseguenze. Insieme, d'accordo con i nostri figli sentiamo che la giustizia sia stata abbandonata da troppo tempo.

Per molte ragioni noi palestinesi sentiamo che il mondo ci ha ignorato. L'attenzione internazionale seguita alla guerra contro Gaza ci ha dato speranza. Le investigazioni condotte da Richard Goldstone ha creato ottimismo. Abbiamo sentito che questo rispettabile giudice e procuratore – che ha esercitato al meglio e ha dimostrato consistentemente la sua indipendenza nella applicazione della legge – è stato una delle poche persone ad avere le credenziali e l'esperienza per procedere con questa missione complicata sia legalmente che politicamente. Eravamo arrivati a credere che effettivamente al mondo importasse di noi.








La dichiarazione alle Nazioni Unite del suo ambasciatore, la sig.ra Susan Rice, ha trasmesso un messaggio differente: che al mondo, o almeno agli Stati Uniti, non importa di noi.

La sig.ra Rice ha suggerito che l'attenzione doveva essere sul futuro e non sul passato e che il compito attuale deve essere quello di rafforzare il progresso verso la ripresa dei negoziati di pace Israele - Palestina. Questa separazione di giustizia e pace è fuorviante: le due sono intimamente unite. Se c'è una cosa che la storia c'insegna, è che quando ai potenti è permesso di venire meno alla responsabilità, essi continueranno a violare la legge, e le persone innocenti ne pagheranno il prezzo.

Al Cairo lei ha detto: “L'America non volterà le spalle all'aspirazione legittima dei Palestinesi alla dignità, all'opportunità, e ad un proprio stato”. Lei ha anche parlato del desiderio dell’applicazione della legge e di un’amministrazione paritaria della giustizia, sostenendo che queste “non sono solo idee americane, sono diritti umani, e che questo è il motivo per cui noi le sosterremo ovunque”. Queste parole sono state benvenute, ma richiedevano azione. Responsabilità e responsabilità criminale sono componenti fondamentali della giustizia. Tutti coloro che sono responsabili devono affrontare un processo; i diritti delle vittime devono essere sostenuti; la sofferenza non può essere ignorata.

Presidente Obama, come lei ha detto una volta citando il Dr. Martin Luther King:

'l'arco della morale universale è lungo ma piega verso la giustizia, ma non si piega da solo a meno che ciascuno ed ognuno di noi non metta le mani sull'arco'.

Sostenga le raccomandazioni della Missione per la ricerca dei fatti delle Nazioni Unite.


Il rapporto della missione guidata da Richard Goldstone include queste conclusioni:

  • Le forze israeliane hanno commesso violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario corrispondenti a crimini di guerra e, in alcuni casi, anche a crimini contro l'umanità. In particolare, le indagini su numerosi attacchi contro la popolazione civile od obiettivi civili hanno rivelato che gli questi sono stati intenzionali e che alcuni sono stati lanciati al fine di spargere il terrore tra la popolazione e senza alcun giustificabile obiettivo militare. Le forze israeliane hanno inoltre usato civili palestinesi come scudi umani;
  • Le forze israeliane hanno commesso gravi violazioni della IV Convenzione di Ginevra, in particolare compiendo uccisioni, torture e trattamenti inumani con intenzioni dolose, procurando volutamente gravi sofferenze e gravi danni fisici e alla salute, causando vaste distruzioni di proprietà non giustificate da necessità militari, in modo illegale e sconsiderato. Per queste azioni vanno accertate le responsabilità individuali;
  • Israele ha violato l'obbligo di rispettare il diritto della popolazione di Gaza a un adeguato standard di vita, che comprende l'accesso a cibo, acqua e alloggio adeguati. Il rapporto fa riferimento, in particolare, ad azioni che hanno privato gli abitanti di Gaza dei mezzi di sostentamento, del lavoro, dell'abitazione, dell'acqua nonché della libertà di movimento e del diritto di entrare e uscire dal proprio paese e, infine, che hanno limitato l'accesso a un rimedio efficace. L'insieme di queste azioni può corrispondere al crimine di persecuzione, che è un crimine contro l'umanità;
  • I gruppi armati palestinesi hanno violato il principio di distinzione lanciando razzi e mortai che non possono essere diretti con sufficiente precisione contro obiettivi militari. Questi attacchi, contro insediamenti civili che in alcun modo potevano essere considerati obiettivi militari, costituiscono deliberati attacchi contro i civili, in quanto tali sono crimini di guerra e in alcuni casi possono costituire crimini contro l'umanità;
  • I gruppi armati palestinesi non hanno sempre agito in modo tale da distinguersi dalla popolazione civile e hanno esposto quest'ultima a rischi inutili, lanciando razzi da luoghi situati vicino ad abitazioni civili o a edifici protetti;
  • Non ci sono prove per sostenere gli accusi che i gruppi armati palestinesi abbiano trasferito la popolazione civile verso zone poi sottoposte agli attacchi israeliani o che l'abbiano costretta a rimanere nei pressi, né sul accuso che le strutture ospedaliere siano state usate dall'amministrazione de facto di Hamas o dai gruppi armati palestinesi per nascondere attività militari, né che le ambulanze siano state usate per trasportare combattenti né, infine, che i gruppi armati palestinesi abbiano preso parte ad attività militari dall'interno degli ospedali o delle strutture delle Nazioni Unite usate come rifugi.


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