domenica 30 gennaio 2011

Lavoro, diritti, dignità



  • Il contratto nazionale
  • La libertà di scioperare
  • La libertà di iscriversi al sindacato
  • Il diritto di esprimersi senza ricatti

Questo serve alla vita di oggi e per un futuro più degno per tutte e tutti.

Il 28 gennaio, è stato indetto dalla Fiom uno sciopero nazionale della categoria dei lavoratori e delle lavoratrici metalmeccaniche. A questo sciopero hanno aderito molte altre realtà e altre categorie in tutta Italia, dalla scuola all’università, dagli studenti ad altre categorie operaie e dei servizi.

Queste adesioni allo sciopero non sono per niente rituali. Non è semplice solidarietà verso “altri”, ma è una mobilitazione per difendere i diritti e il futuro di tutte e di tutti. Si tratta di questioni di portata generale, che riguardano la mancanza di prospettive, la precarietà, la perdita di diritti si
ndacali e sociali. La rilevanza del conflitto in corso è già apparsa in tutta la sua evidenza in occasione del referendum tenuto a Mirafiori il 13 e 14 gennaio.

La straordinaria risposta operaia (superiore a qualsiasi previsione!) al ricatto/referendum è stato un atto di resistenza e dignità per niente scontato che dice a tutti e tutte che ci si può opporre alla volontà di comando assoluto dell'impresa e alla cancellazione dei diritti collettivi.

Come scrivono le delegate Fiom della Fiat di Mirafiori e le donne Fiom di Torino, di Napoli e della Fiom nazionale:

in fabbrica e sulle linee di produzione ci sono molte operaie che già oggi denunciano condizioni di lavoro al limite della tollerabilità. Intensificare i ritmi, spostare la mensa a fine turno, tagliare le pause, imporre 120 ore di straordinario obbligatorio, penalizzare le assenze per malattia, significa […] la logica del super sfruttamento imposta col ricatto e l’autoritarismo, [che] spezza i corpi e le menti, spinge alla disperazione e all’umiliazione.

Giustamente le donne della Fiom rivendicano il diritto a una vita che non si esaurisca nello spazio del lavoro, e sostengono che:

lavoro con diritti e scelta della maternità e di una vita familiare non possono essere contrapposti: il tempo di lavoro che mangia il resto della vita, la produttività a qualunque costo non sono bandiere di modernità.


Vogliamo un'economia che abbia al centro la giustizia sociale e ambientale, la cooperazione e la pace

Mai Piu' Per Nessuno

Le Donne in nero di Bergamo in occasione della giornata della memoria 27 gennaio 2011 vogliono ricordare come il nazismo e il fascismo, che hanno condotto a stragi e stermini, siano nati per contrastare le acquisite consapevolezze delle classi operaie.

Ricordano come le classi medie di allora abbiano scelto, per tema di una nuova distribuzione delle ricchezze, di affidarsi a figure autoritarie che, poi, dopo inizi nazional- socialisti hanno investito sulle armi e sulla guerra come ipotesi di sviluppo e di dominio. Esprimono solidarietà al popolo palestinese che soffre ingiustizie ed abusi e a quei cittadini israeliani che lottano al loro fianco per fermare l’occupazione.

Inoltre esprimono indignazione e rifiuto per le politiche attuali di governi che rifinanziano sconsiderati e costosissimi impegni militari.
  • Governi che non esprimono saggezza e non sanno investire sulla cura, educazione e opportunità di lavoro delle nuove generazioni.
  • Governi che ignorano la protezione dell’ambiente naturale e culturale dei loro paese.

Ci auguriamo con queste azioni che si riesca ad influire su scelte programmatiche di produzione che siano coerenti con i bisogni dell’Italia e dell’Ambiente.

Le Donne In Nero italiane, che da tanti anni si impegnano per la pace che nasce dalla giustizia, in occasione del 28 gennaio 2011 esprimono tutta la loro solidarietà per le manifestazioni programmate in varie città italiane dalle forze sindacali che si battono per un cambiamento della situazione produttiva in Italia.

Vogliono esprimere stima agli operai della FIAT alla F.I.O.M.
Riconoscono alla F.I.O.M. una posizione chiara e la forza della dignità.

sabato 15 gennaio 2011

Per Jawaher - Siamo qui con il cuore a Bil'in

Bil'in villaggio della Palestina
La sua terra divisa dalla barriera di separazione costruita da Israele.

Bil’in - villaggio che resiste - che rivuole la sua terra.



La Corte di Giustizia israeliana gli ha dato ragione.

La barriera deve essere spostata.
La sentenza è di un anno fa - la barriera è ancora lì.


Ogni venerdì la gente si incammina
e va verso il “muro”.
Vanno con bandiere e musica.
Vanno perché hanno ragione.
Vanno perché non si rassegnano.

Ogni venerdì i soldati dalla collina
sparano lacrimogeni, bombe sonore (e non solo).
Jawaher è morta.
ha respirato troppo di quel gas.
Anche suo fratello era morto -
anche lui camminando contro il “muro”.

La gente piange, la gente grida; ma non si rassegna.

Mentre il mondo celebrava il nuovo anno, Jawaher Abu Rahmeh, donna palestinese di 36 anni residente nel villaggio di Bil’in, è stata uccisa dai gas lacrimogeni utilizzati in modo massiccio dalle forze di occupazione israeliane contro persone nonviolente e pacifiche –Palestinesi, Israeliani e Internazionali - che insieme manifestavano per fermare il Muro e l’Occupazione.

Jawaher ogni venerdì manifestava, marciando verso la barriera di separazione che ruba la terra dei contadini palestinesi per la costruzione di nuove colonie israeliane. Come molte altre donne palestinesi, Jawaher era coraggiosa, fiera e piena di dignità.
Sua madre stava ancora vivendo il lutto per la perdita del suo amato figlio, Bassem, anche lui ucciso due anni fa dall’Esercito israeliano.

Adesso, accanto a lui, dovrà piangere anche la perdita della sua amata figlia. È nostro dovere essere accanto alla famiglia Abu Rahmeh in questo nuovo, terribile momento di perdita e profondo sacrificio.



Non possiamo dimenticare Jawaher e la sua lotta per la libertà e il diritto di vivere nella sua terra.

Nonostante la brutalità dell’Occupazione
, i palestinesi non rinunciano
ai loro diritti e alla libertà. La resistenza pacifica e nonviolenta sta crescendo nei villaggi e nelle città per lottare e porre fine:

all’Occupazione
agli insediamenti illegali e alla loro espansione
al Muro dell’Apartheid
all`assedio di Gaza
alle politiche razziali imposte ai palestinesi nella vita di ogni giorno.



sabato 8 gennaio 2011

Luisa Di Gaetano ci ha lasciate


Luisa ,
ricordo

preziosi
ironici
sensuali
movimenti
di una mano
guantata
di pizzo
nero
come una notte
accogliente,
come una vita
vissuta
sorridendo
profondamente.

Serenella Angeloni ricorda un video di Luisa Di Gaetano.

Voglio ricordare il sorriso , la generosità , la passione di Luisa per tutte le cause difficili e il suo essere sempre presente con l'inseparabile macchina fotografica per testimoniare ogni momento della vita , della lotta delle donne e lasciarne un ricordo indelebile . Grazie Luisa

Odilla

Per Luisa.
di lei voglio ricordare la grazia e l'ironia del sorriso.


mariolina

mi fa male la tua morte, Luisa

non ti conoscevo bene
non ero fra le tue intime
ma non mi è mai sfuggita
la vitalità della tua risata
l’umanità del tuo agire
la sensibilità del tuo dolore
il dolore della tua rabbia

Ci hai privato di tutto ciò
ma ci resta, ad eterno ricordo,
il frutto del tuo sguardo curioso
del tuo andare e venire per mondi diversi
del tuo girovagare fra le gioie e le disgrazie
di questa nostra vita terrena

Ciao Luisa, grazie
che ti sia lieve quest’ultimo viaggio


Vera

Ciao, Luisa, grande amica del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi. No, non puoi essertene andata per sempre. Non so dove sei, né la forma che hai assunto, ma sono certa che la tua vita non è finita qui. Ti sento viva e ti vedo con quel tuo sorriso ironico e speranzoso, rivelatore di una gran voglia di esserci, di innovare e di aggregare tutti noi attorno al progetto comune. Molto resta da fare sul difficile cammino dei diritti umani, della giustizia e della libertà per tutti quelli per i quali abbiamo lottato insieme e continuiamo a farlo, forti del tuo messaggio e dell'energia che ci comunichi attraverso il ricordo vivo che serbiamo di te.
Grazie, Luisa, per ciò che sei stata tra noi, come per ciò che hai donato e che continui a donare alla causa comune.


Anissa

Luisa, ti ricordo giosa, arrabbiata, disperata, piena di speranza - mossa da tutte le emozioni, mai indifferente. Odiavi le etichette (santo, eroe, terrorista, vittima) che fissano immobili gli esseri vitali. Forse, percio' eri impossibile di fissare - sognatrice, amica, grande spirito.

Jane

Se donna vuol dire dolore allora lei lo ha provato
Se donna vuol dire calore allora lei lo ha donato
Se donna vuol dire amore allora lei lo ha cercato
Se donna vuol dire acqua di un fiume che corre, che scorre, rallenta e si
allarga nel mare, e non cede a confini, muri e sbarramenti allora lei lo ha
navigato.


Mate'

Non potendo essere presenti insieme a voi per salutare l’ultimo viaggio di Luisa, vogliamo trasmettevi a voi e ai suoi famigliari il nostro profondo dolore e nello stesso tempo anche ricordare la fortuna di averla incontrata e di avere potuto conoscere la sua poesia e la sua passione politica. Un abbraccio forte a tutte/i

Donne in Nero, Fano

Cara Luisa, per l’ultima volta digito il tuo indirizzo. Ti scrivo nell’immediatezza dell’infinito lutto che la tua partenza mi lascia nell’anima. Non sapevo…non potevo immaginare…non posso credere che la tua grazia e la tua leggerezza non ci accompagnerà più nel difficile cammino delle ns tante lotte per la difesa dei diritti delle donne. No so chi leggerà queste mie poche righe di cordoglio ma sono certa che a te arriveranno e mi piace credere che le leggerai con il tuo bel sorriso. Che il tuo nuovo mondo sia migliore di quello che hai troppo presto lasciato. Sono certa che porterai la tua poesia a rallegrarlo. Ti abbraccio forte forte per portarti con me dovunque sarò. Un grande bacio.

Alessandra


Nell'Isola che con papavero e oche
ad Esculapio fu cara,
agli orfani l'offerto rifugio pietoso,
rimasta ancora l'approdo ai corpi malati,
anche tu un giorno arrivasti
sospinta dal moto incurante dei giorni moderni.
E il fiume ripete tuttora il fluire dell'acqua infinito,
che se fosse la musica di partitura scritta
-andante con brio- diresti.
E il cumulo di tronchi e di legni
alla punta del pilastro del ponte, incagliati,
quasi fosse un rompighiaccio nei mari gelati del nord,
nel tempo incerto delle piene future ora stanno.


Maria Temide


L’ultima volta che ho scritto di Luisa Di Gaetano è stato in ottobre dell’anno 2009: La sostenibile leggerezza di una Guardona“…L’ho vista fare teatro con le sue mani, burattinaia in scuole e circoli per anziani, e non solo in Italia, anche all’estero dove è amata e apprezzata, in particolare in Sudamerica. Non ha età Luisa, a tratti sembra una ragazza, a tratti, meno spesso, diventa rigida, la voce si arrochisce. L’ho incontrata per anni alle manifestazioni e camminava rapida, tutta presa a fotografare , un sorriso complice e via.


Doriana
http://www.reset-italia.net/2011/01/07/a-domani-per-chi-ci-sara-yes-men-yes-women-e-luisa-di-gaetano/
http://www.reset-italia.net/2011/01/02/luisa-di-gaetano-con-leggerezza-se-ne-e-andata/



















E Maria Teresa ci ha mandato queste parole che Luisa stessa ha scritto:

Ho avuto il privilegio di entrare nelle case dei palestinesi che vivono nei campi profughi di Gaza in viaggi organizzati da Gazzella. Sottolineo privilegio perchè ho potuto conoscere come vivono i palestinesi dei campi profughi. E, come a tutte noi viene richiesto di ritorno dalla Palestina, io sento il bisogno di raccontare la pazienza delle palestinesi, la loro dignità nell'affrontare i disagi e le prevaricazioni.

Raccontare la dolcezza dei padri palestinesi di fronte ai loro piccoli. Raccontare di come i piccoli sappiano costruire un aquilone con i rifiuti dei sacchi della spazzatura e le canne prese in strada. Di come sanno inventarsi una dama dividendo i quadratini su un bandone di ferro e usando tappi di birra e di acqua come pedine. Raccontando di quali siano le loro aspirazioni: diventare medico per curare il popolo palestinese, diventare insegnante per trasmettere la cultura ai bambini palestinesi, diventare ingegnere per ricostruire le case che l'esercito israeliano distrugge ogni giorno.
Io di questo vorrei parlare, del popolo palestinese.

E' vero le nostre azioni per ora sono un piccolo granello di sabbia, ma come dice poeticamente Florence...


Auguro a tutte sogni a non finire, e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno! di amare quel che bisogna amare e di dimenticare quel che bisogna dimenticare! di resistere all'impantanamento, all'indifferenza e di continuare ad essere i granelli di sabbia che formano le dune.



martedì 28 dicembre 2010

Adesione delle Donne in Nero Italiane alla campagna BDS



Apparteniamo alla rete internazionale delle Donne in Nero, la nostra azione nel mondo è quella di opporci alle guerre, a ogni tipo di violenza, nella convinzione che ogni conflitto possa essere agito con il confronto, il dialogo nel rispetto dei diritti umani, sociali, politici.
Siamo da più di venti anni impegnate per una pace giusta in Medio Oriente, una pace che applichi il diritto e la legalità internazionale, mettendo fine alla politica coloniale israeliana e alle continue violenze, sofferenze e punizioni collettive subite dalla popolazione palestinese, messe in atto dal governo, dai coloni e dall’esercito israeliano, causate dall’occupazione illegale dei territori palestinesi, dalla politica di apartheid e dall’assedio della Striscia di Gaza.



Ci siamo recate più volte in quelle terre, abbiamo ascoltato le donne israeliane e palestinesi, abbiamo lavorato con loro cercando di creare o rafforzare relazioni. Le Donne in Nero israeliane si sono formate immediatamente all’inizio della prima Intifadah opponendosi all’occupazione voluta dal loro governo e dando vita allo stesso tempo al nostro movimento. Abbiamo sostenuto in Italia e nel mondo la loro lotta e quella delle donne palestinesi.

Siamo andate ai check point a protestare con loro, abbiamo fatto parte di
delegazioni internazionali in appoggio ai movimenti pacifisti e alle lotte nonviolente della popolazione palestinese; dopo il massacro di Gaza del 2008/09, in cui l’esercito israeliano si è macchiato di gravissimi crimini di guerra (1.400 morti fra cui 400 bambine/i) la situazione si è fatta molto più grave.

Per questo noi Donne in Nero della rete italiana, dopo meditata e spesso sofferta discussione, abbiamo deciso di aderire alla campagna mondiale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) lanciata nel 2005 dalla società civile palestinese, il Boycott National Committee (BNC), formato da oltre 170 organizzazioni, comitati, partiti e sindacati palestinesi, campagna sostenuta da associazioni, movimenti e anche istituzioni governative in Europa e nel mondo.


Appoggiamo inoltre la campagna dell’Autorità Palestinese per il boicottaggio dei prodotti nei Territori occupati, “La tua coscienza, la tua scelta”, attuata attraverso la legge che proibisce la distribuzione e il consumo dei prodotti delle colonie illegali israeliane e la mobilitazione di migliaia di giovani donne e uomini con cui il BNC collabora e l’appello a fare altrettanto negli altri paesi del mondo. Sosteniamo infine la campagna “Boycott from Within”, lanciata a sostegno del BDS da un vasto arco di associazioni nonviolente israeliane, fra tutte vogliamo citare la Coalition of Women for Peace e la WILPF israeliana.

  • Il boicottaggio è una pratica nonviolenta di non-collaborazione all’ingiustizia

  • Il boicottaggio economico si pratica sulle merci prodotte nelle colonie israeliane illegali perché costruite nei Territori Occupati e sulle merci prodotte da ditte o da multinazionali che sostengono l’occupazione. Cittadine/i, consumatrici/ori rifiutano di acquistare determinate merci prodotte senza rispettare i diritti umani, i diritti del lavoro e le norme ambientali ed esigono l’applicazione integrale degli accordi commerciali fra UE e Israele e il rispetto della legalità internazionale.

  • Il boicottaggio culturale denuncia gli accordi stipulati da Università, Enti locali e altre Istituzioni italiane per collaborazioni tecnologiche, scientifiche e culturali con Istituzioni israeliane compromesse con l’occupazione. Il Governo israeliano infatti utilizza il mondo universitario, i film, le opere letterarie, il turismo ecc. per promuovere l’immagine di un paese normale, in pace, felice, democratico che cancelli quella di una potenza occupante che opprime e viola sistematicamente i diritti del popolo palestinese. Naturalmente il boicottaggio culturale non intende essere applicato a chi sostiene la lotta nonviolenta contro l’occupazione militare e l’applicazione del diritto internazionale

  • Come cittadine italiane chiediamo l’abrogazione degli accordi militari con lo Stato d’Israele. La collaborazione attuale dello Stato italiano con un regime oppressivo come quello israeliano è una luce verde all'attuazione di altri crimini e alla violazione di altri diritti del popolo palestinese.

    Il boicottaggio non è contro la popolazione israeliana e meno che meno contro gli ebrei, ma contro il governo israeliano, contro l’occupazione militare dei Territori Palestinesi e gli insediamenti di coloni sempre in aumento, contro l’economia di guerra. Ad esso associamo iniziative per il diritto allo studio delle/dei giovani palestinesi e ci impegniamo a mantenere contatti con donne israeliane e palestinesi che sostengono la campagna BDS e a promuovere loro interventi in Italia.

    Crediamo che il BDS sia uno strumento necessario per fermare la politica di espansione coloniale israeliana, uno strumento per rendere Israele e la Comunità Internazionale responsabili delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani; crediamo sia anche uno strumento di comunicazione per far conoscere la reale situazione della Cisgiordania e di Gaza.

mercoledì 22 dicembre 2010

Una corsa contro la morte per Nasrin Sotoudeh

Le Donne in Nero italiane aderiamo all'apello al governo iraniano lanciato dal premio Nobel per la pace iraniano, Shirin Ebadi, affinche' liberi Nasrin Sotoudeh, avvocato e attivista per i diritti umani, in carcere da oltre tre mesi, che ha iniziato il suo terzo sciopero della fame.



Per il regime iraniano, Nasrin Sotoudeh è 3 volte colpevole:


Colpevole di essere una donna di convinzione.

Colpevole di essere un avvocato attivo nella difesa dei
diritti umani.
  • Colpevole di osare a parlare contro il regime.



Shirin Ebadi e altre sei fir
matarie dell’appello per la liberazione di Nasrin Sotoudeh, tra cui note figure attiviste per il diritto delle donne iraniane, hanno dichiarato che inizieranno un sit-in a partire dal 20 dicembre 2010 davanti agli uffici delle Nazioni Unite a Ginevra, fino al rilascio della loro collega Nasrin Sotoudeh dal carcere di Evin dove si trova in isolamento.

La vita di Nasrin Sotoudeh, l’avvocato e il difensore di diritti
umani, l’attivista per i diritti delle donne in Iran, è in grave
pericolo. Nasrin Sotoudeh è stata arrestata dalle autorità iraniane il
4 settembre 2010 per le sue attività per i diritti umani e ormai da
più di 103 giorni che si trova in carcere. Il procuratore ha accusato
questo coraggioso avvocato di attività propagandistiche contro il
regime e di attività contro la sicurezza na
zionale. Secondo il codice
penale iraniano, i capi di imputazione devono essere formulati entro
un massimo di 7 giorni dopo la conclusione delle indagini preliminari.

Inoltre, secondo il codice penale iraniano, è illegale tenere il
detenuto in cella d’isolamento dopo che sono stati formulati i capi di
imputazione e dopo l’inizio de proces
so. Ma la signora Sotoudeh si
trova in una cella d’isolamento dal primo giorno del suo arresto, cioè
da più di 103 giorni e le ripetute richieste della stessa e del suo
avvocato in questo senso sono state ignorate. Di conseguenza, la
signora Sotoudeh ha deciso di cominciare lo sciopero di fame
protestando contro la non applicazio
ne delle leggi e sta facendo lo
sciopero della fame e della sete dal 4 dice
mbre scorso.

Però, oltre ad ignorare le sue richieste, le autorità giudiziarie
hanno mosso nuove accuse contro di lei, accusandola, per esempio, di
non aver rispettato il velo islamico.


Noi, un gruppo di attiviste pei i diritti de
lle donne firmatarie di
questo comunicato, che da molti anni abbiamo l’onore di collaborare
con questa coraggiosa avvocatessa, o siamo state le sue assistite, per
esprimere la nostra sol
idarietà a Nasrin e in protesta contro la
violazione dei suoi diritti, cominceremo il sit-in davanti alla sede
dell’ONU di Ginevra a partire dal lunedì 20 dicembre prossimo.

Noi facciamo appello a tutti gli amanti della libertà, gli attivisti
per i diritti delle donne, tutti i membri della famiglia universale
dei diritti umani, invitandoli di unirsi a noi, chiedendo la
liberazione immediata di Nasrin sotoudeh, in qualsiasi forma
possibile, unendosi al nostro sit-in, invia
ndo e-mail e le lettere di
protesta al governo iraniano, facendo sit-in davanti alle ambasciate
iraniani nei vari paesi, o qualsi
asi altra forma possibile. Chiediamo
il vostro aiuto per far arrivare a tutto il mondo la voce della
giustizia per la nostra amica in carcere.

Firmatari: Shirin Ebadi, Khadijeh Mogaddam, Mansoureh Shojaee, Parvin Ardalan, Shadi Sadr, Asieh Amini, Mahboubeh Abbasgholizadeh


Nasrin Sotoudeh: Avvocato, Attivista, Madre


Shirin Ebadi ha inoltre chiesto una valanga di lettere alle autorita' iraniane e ai nostri governi. Si puo' mandare una lettera da qui:

http://org2.democracyinaction.org/o/6160/p/dia/action/public/?action_KEY=4638

martedì 21 dicembre 2010

Incontro con Martha Giralda della Ruta Pacifica

Eravamo presenti 5 DiN di Bologna, 2 di Ravenna, 3 di Padova, 1 di Torino, 1 di Verona oltre a Martha.

Tutte siamo state molto contente di aver partecipato all’incontro per aver conosciuto Martha: è una donna serena e nel contempo determinata che suscita subito simpatia, che non nasconde i problemi, ma li affronta con chiarezza cercandone una soluzione.

Nella premessa fatta da Patricia sono stati evidenziati alcuni punti, ripresi poi anche da Martha, per inquadrare la situazione in Colombia dal punto di vista delle donne:

  • le donne della Ruta cercano di riprendere i rapporti con l’Organización Femenina Popular, pur nella consapevolezza del persistere di differenti punti di vista politici: Ruta è drasticamente contro tutti gli attori armati (esercito, paramilitari, guerriglia), mentre O.F.P. ha incontrato sia guerriglieri sia paramilitari;
  • l’ex presidente Uribe ha cercato di coinvolgere nella sua politica esponenti di gruppi femminili, due donne hanno accettato di far parte della commissione governativa di giustizia e pace per la gestione della Ley de Justicia y Paz che riguarda i crimini di guerra; la Ruta è contraria a questo coinvolgimento;
  • alcune organizzazioni di donne non vogliono porre la violenza contro le donne, praticata da tutti gli attori armati, al centro della loro politica.

Martha ha subito comunicato che l’Incontro internazionale si terrà a Bogotà dal 15 al 20 agosto; in coda al convegno la Ruta vuole organizzare un tour nelle 9 regioni in cui è presente, un tour economico che potrà unire al convegno la conoscenza del paese e dei luoghi in cui di più il conflitto armato influisce negativamente sulla vita delle donne e delle popolazioni.

Da parte della Ruta c’è la volontà di approfittare di ogni viaggio per preparare l’incontro internazionale di agosto, capire perché sinora c’è stata una risposta così debole e stimolare la partecipazione.

Martha nei suoi ringraziamenti ha definito le Din italiane un pilastro del movimento delle donne contro la guerra, proprio per questo le colombiane si aspettavano per lo scorso novembre la partecipazione di molte donne dall’Italia, come d’altra parte dalla Spagna.

Le donne che vivono nei luoghi di conflitto (Palestina, Afghanistan, Sahrawi, Congo, Colombia…) hanno particolare bisogno di sostegno, appoggio alle loro lotte da realizzare attraverso iniziative politiche di pressione politica e protezione. L’appoggio deve avere l’obiettivo di rendere visibili i problemi delle donne in questi paesi difficili (per esempio fare in modo che non si dimentichi quello che accade in Palestina rispetto alle donne) e di dare valore a quello che esse fanno. La pressione politica e l’iniziativa nei nostri paesi dà loro la forza per acquisire influenza politica nel loro paese e genera un corridoio umanitario che dà loro protezione.

Per esempio per le donne della Ruta, che essendo laiche non hanno protezioni nemmeno della chiesa, è necessario che ci sia un grande numero di internazionali presenti al convegno da loro organizzato, infatti, quando con le loro azioni esse si espongono, corrono maggiori rischi per la sicurezza della loro vita, perciò, se il numero delle internazionali è basso, la loro posizione diventa più debole,mentre se la partecipazione internazionale è alta, ciò per loro significa protezione, forza e riconoscimento. Per questo è stato necessario spostare l’Incontro internazionale da novembre ad agosto e quello di agosto non può e non deve andare male.

Esse auspicano che si creino iniziative internazionali con azioni nonviolente dirette creative (nella Ruta ci sono alcune giovani donne molto creative alle quali viene dato spazio) contro la guerra, da fare a turno nelle varie città del mondo mensilmente avendone stabilito insieme i temi e le scansioni. Le giovani hanno talvolta difficoltà a capire perché si lotta contro la guerra e non per la pace e questo può essere inteso attraverso una lettura femminista della guerra.

Martha ha dato due esempi di azioni nonviolente dirette: una realizzata da loro in Colombia quando, approfittando di una curva nel percorso, hanno fatto entrare nel corteo di una parata militare un carro armato ricoperto di fiori e che sparava fiori, le cui foto hanno fatto il giro del mondo; un’altra realizzata in Spagna e Belgio di cui erano protagoniste delle donne che con dei bambini entravano nel reparto giocattoli di un grande magazzino, i bambini sparavano con pistole ad acqua colorata di rosso e le donne colpite cadevano a terra.

Dobbiamo fare pensieri comuni e azioni comuni che danno visibilità e rafforzano il movimento. Allo scopo si potrebbe lanciare un concorso di idee per azioni dirette nonviolente e performance e organizzare laboratori sulla nonviolenza e le sue pratiche, per valorizzare anche alcuni eventi storici nei quali si è ottenuta libertà e dignità senza spargimenti di sangue, che in genere non sono conosciuti, in particolare da giovani cui in tal modo si possono trasmettere dei valori.

Riguardo al XV° Incontro Internazionale delle Donne in Nero Martha ha innanzitutto sottolineato che è la prima volta che si tiene in un paese extraeuropeo (o che non graviti direttamente sull’Europa come Israele), in un paese dell’America Latina che gode della “summa cum laude” della violenza e della guerra, dove chi difende i diritti umani subisce continuamente forti aggressioni.

Ha poi illustrato i cinque assi delle tematiche del convegno:
  1. Primo Asse: Sicurezza militarizzata, corsa agli armamenti e protezione delle donne. Come il femminismo ha interpretato le politiche di sicurezza nel mondo attuale (militarismi, corsa agli armamenti; guerre nel sud, armi nel nord, protezione delle donne).
  2. Secondo Asse: Giustizia per i crimini di guerra e lesa umanità commessi contro le donne. Esperienze nei Tribunali ad hoc e Corte Penale Internazionale.
  3. Terzo Asse: Lettura da parte dei femminismi dei conflitti attuali. Conflitto armato; conflitto religioso; economie illegali; sessismo e xenofobia.
  4. Quarto Asse: Azioni o pratiche trasformatrici delle donne in risposta alle sfide. Incontri tra le partecipanti sulle strategie motivanti e le azioni trasformatrici realizzate dalle donne.
  5. Quinto Asse: Sfide delle Donne in Nero. Come ci interpretiamo e come rispondiamo. Bilancio delle Donne in Nero.

Per ogni asse ci sarà: l’introduzione fatta da una donna (per il I° asse hanno pensato a Luisa Morgantini che è già informata e ha accettato), workshops, restituzione in plenaria.

Il quarto asse dovrebbe essere importante per conoscerci, recuperare le varie memorie storiche, per individuare come stiamo interpretando la realtà che viviamo e le realtà esterne degli altri paesi: ci interessano le realizzazioni delle donne e poi, in particolare, delle DiN; siamo noi che dobbiamo valorizzare le nostre pratiche ed iniziative. Al riguardo Martha ci ha detto che, quando si reca in un altro paese, si accorge dell’importanza delle DiN in quel paese, cosa che le stesse DiN non sono in grado di percepire; “purtroppo voi europei avete interiorizzato l’Europa come un paese per vecchi!”.

Il lavoro e le conclusioni di tutti gli assi dovrebbe confluire nel quinto e nella plenaria finale dove si prenderanno delle decisioni.
In ogni caso dobbiamo dar valore alle azioni nonviolente che facciamo: la guerra toglie dignità e libertà, le azioni nonviolente invece danno dignità e libertà.
Le donne della OFP saranno invitate all’incontro in quanto appartenenti alla rete delle Donne in Nero.

Come preparazione al convegno le colombiane chiedono che nei gruppi locali e a livello di rete nazionale si faccia una discussione sugli assi tematici proposti e che si mandino le conclusioni a tutta la rete internazionale. La cosa peggiore per lo scorso novembre è stato il silenzio: la Ruta ci chiede di rompere il silenzio, di scrivere, anche individualmente, esprimendo le proprie difficoltà (sia di carattere economico sia in relazione alle relazioni tra donne in Colombia o altro) e la propria intenzione di partecipare.

La Ruta ha individuato 20 donne la cui partecipazione al convegno sarebbe molto importante, ma che non possono pagare viaggio e iscrizione e che quindi dovrebbero essere “adottate” dalle internazionali (alcune sono già state adottate). La gestione dei fondi in tal senso sarà a cura della Ruta.

Scadenze

Noi DiN presenti a Bologna abbiamo deciso di lanciare una raccolta fondi per l’adozione di alcune donne provenienti da “luoghi difficili”; dovremmo inviare quanto raccolto alla Ruta Pacifica entro febbraio.
Le iscrizioni al convegno vanno fatte entro marzo e saranno rese pubbliche sulla rete internazionale in modo tale da spingere altre a partecipare (si chiama “animar la fiesta”).