giovedì 23 luglio 2009

Solidarietà con le madri in lutto in Iran


Rispondiamo all'appello di Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace, ed esprimiamo la nostra solidarietà alle madri iraniane e a tutte le donne che, in Iran e ovunque nel mondo, anche a rischio della loro vita, scendono in strada per esigere giustizia e verità, perché non scenda il silenzio sulle vittime della repressione e del potere che usa la forza delle armi per mettere a tacere chiunque lotti per il rispetto dei propri diritti.

Mentre estendiamo la nostra solidarietà alle madri di Iran, alziamo anche le nostre voci perche' la loro sofferenza non venga usata per giustificare "soluzioni" militari alla crisi in Iran, come e' stata usata la ripressione delle donne di Afghanistan per giustificare la guerra, lanciata in 2001 che continua ancora oggi.






Messaggio di Shirin Ebadi alle Donne del Mondo chiedendo Solidarietà con le madri in lutto in Iran

Donne libere del mondo,

La situazione in Iran è peggio di quello che pensavamo.

La gente che era contro i risultati delle elezioni in Teheran e le altre città iraniane è andata in strade e in modo pacifico ha manifestato il suo dissenso, la risposta per loro sono state pallottole e bastoni, qualcuno ha potuto scappare ma in un'altra occasione sono stati arrestati di nuovo.


Radio e televisione ufficiali iraniane hanno confermato all'inizio 8 morti e dopo hanno parlato di 11 morti. 25 giorni dopo si è visto che tante persone non erano arrestate ma decedute senza informare le loro famiglie.


Le madri angosciate sono andate dappertutto per avere notizie del loro figli ma non hanno avuto risposte; ora che le madri pian piano prendono le salme del loro figli, si capisce che il numero dei morti era molto più grande di quello che era stato annunciato ufficialmente e nel momento della consegna delle salme dicono che non dovete parlare con nessuno. Ma non si può nascondere la verità per sempre e non si può tenere il dolore nel petto a lungo, per questo ogni giorno le dimensioni del disastro davanti agli occhi degli iraniani appaiono più vaste.


Le madri che hanno perso i loro cari figli o i cui figli sono dispersi o in prigione hanno creato un comitato. I membri di questo comitato e le altre donne che sono solidali con loro ogni sabato pomeriggio alle ore 19.00 per un'ora si riuniscono in un parco in Teheran con vestito nero in segno del lutto e in silenzio fanno sentire il loro dolore ai passanti.


Con le mie condoglianze a tutte le madri che hanno perso i loro cari figli per la libertà e la democrazia e con la mia solidarietà con le madri che ancora stanno cercando i loro figli dispersi e con il mio dispiacere perchè tanti giovani iraniani solo per loro attività civile e pacifica sono in prigione, chiedo a tutte le donne libere del mondo, di riunirsi ogni sabato sera dalle 19 del pomeriggio alle 20 in un parco della vostra città vestite di nero e far sentire la vostra solidarietà con le madri in lutto in Iran facendo sentire la loro voce al mondo.


Shirin Ebadi

Luglio 2009

martedì 21 luglio 2009

In Memoria di Natalia Estemirova

Il 15 luglio Natalia Estemirova è stata sequestrata e assassinata da sconosciuti a Grozny, la capitale della Cecenia. Madre di una figlia, lavorava per l’organizzazione dei diritti umani Memorial ed era amica della giornalista Ana Politkovskaya, anch’essa assassinata nel 2006.

Un’attivista dei diritti umani è assassinata come un cane, un’esecuzione, gettata e umiliata davanti agli occhi di un milione di persone che sanno che quel che stava dicendo era la verità, corretto, onesto e appropriato.



Io mi dichiaro apertamente pacifista, perché so cosa comporta per i giovani il militarismo e le guerre. Sono contro tutte le guerre e la violenza ed ho molto chiaro cosa significano per le donne, come pure conosco la loro capacità di ricostruire la vita, difenderla e disarmarla.


In Cecenia, tutto il peso della guerra è ricaduto sulle donne. Quando sono cominciati i sequestri, siamo state noi donne ad affrontarli denunciando questi crimini. Nel 1995 abbiamo organizzato una marcia pacifica da Mosca a Grozni. E non abbiamo denunciato solo i crimini e la violenza del governo russo, anche la violenza del nostro governo e dei gruppi armati.

Il ruolo delle donne è indispensabile, è stato indispensabile in tutto questo tempo, se no la Cecenia sarebbe sparita. Immaginate come è cambiata la nostra vita: di colpo, la famiglia tradizionale cecena fortemente patriarcale, ha a capo una donna che deve assumersi tutte le responsabilità.

Abbiamo dimostrato con il nostro lavoro di resistenza pacifica che la Cecenia può sopravvivere senza Russia.E' inimmaginabile pensare le diverse situazioni che abbiamo dovuto affrontare, le risorse e le strategie messe in atto per andare avanti. Sole e disarmate!

Se pensiamo a a quel che gli uomini considerano atti di eroismo, le nostre azioni sí che sono atti di eroismo: il lavoro quotidiano per la sopravvivenza. Ricordo quando non avevamo cibo e non ci arrivava nessun tipo di alimento, le donne trovarono il modo di superare i controlli militari e trasportare alimenti per le loro famiglie. Prima negoziando con i militari e con un veicolo, tentando di arrivare a Grozni, senza che ci sparassero. Poi abbiamo affittato un blindato e poi un elicottero. Abbiamo convertito le armi della guerra e della distruzione in strumenti per la vita. Nonostante il ruolo importante delle donne cecene, la Cecenia è una società molto tradizionale, conservatrice e patriarcale.

Resta molto lavoro da fare, per andare avanti. Innanzitutto credo che è indispensabile avere un paese, poi ricostruirlo; ricostruire la vita delle persone, che possano recuperare dopo tanti anni di guerra e violenze. E' vero, noi donne abbiamo una opportunità importante per la pace e il futuro della Cecenia.

Natalia Estemirova


A volte i presidenti dicono: si deve aprire un’inchiesta seria su questo caso. La violenza contro i giornalisti non è permessa. Cos’altro possono dire? Oggi, quando le parole non significano nulla in confronto all’escalation di violenza, all’annichilimento umano.

Dov’è la solidarietà, la nostra cultura quotidiana, quella degli esseri umani normali, che sappiamo che la libertà per comportarsi in modo umano, con tutti i diritti umani dell’habeas corpus, è sfidata ogni giorno nelle strade, nei luoghi di lavoro - non solo nelle guerre, nei campi di battaglia, nelle fosse comuni? Perché in nessuna città la gente è accorsa in massa nei parchi come ha fatto per la morte di Michel Jackson o di qualsiasi altro idolo dei media? Siamo diventati tanto stupidi e ciechi da permettere gli assassinii come parte della nostra vita quotidiana? E’ questa la nostra normalità di oggi? e se lo è, qual è il nostro futuro?

Quando sento parlare Natalia, non ho da salvare malintesi culturali, razziali o di linguaggio. So esattamente cosa sta dicendo e chi sta interpellando. Non abbiamo bisogno di essere russi o di parlare russo per capire che siamo tutti nella stessa barca.

L’abuso contro i civili da parte di armati all’ombra dello Stato sta accadendo ovunque. I regimi democratici hanno lasciato il controllo dello Stato all’apparato militare; i moderni pistoleri sono privatizzati, extraterritoriali, clandestini e non riconosciuti. Le voci migliori, le azioni migliori non vengono dai politici ma da attivisti, giornalisti e avvocati instancabili. Sono le nostre Ipazie del secolo XXi: le voci della ragione e della scienza. Non sono guru, non sono visionari, non sono leader, non sono star. Resistono testimoniando con le loro vite e scrivendo quel che sanno di prima mano. Dobbiamo essere chiari e onesti su quel che significa per tutti noi che degli assassini brucino i loro libri e i loro corpi, come streghe, come testimoni di verità scomode.

Jasmina Tesanovic, Donne in Nero Belgrado 19 luglio 2009.


Natalia, nostra amica attivista per i diritti umani e femminista di Cecenia è stata sequestrata e assassinata.

Natalia, come anche Anna Politkoskaia, è stata assassinata ma la sua vita e le sue parole ci aiutano a seguire il suo cammino, a continuare a impegnarci per la pace e la nonviolenza, per i diritti umani delle persone, e per le persone che per difenderle ha perso la vita.

Esigiamo dal governo russo e ceceno indagini e chiarezza su questo mostruoso assassinio.

NATALIA, ANNA, non vi dimentichiamo, i vostri sorrisi e le vostre azioni saranno sempre con noi

martedì 14 luglio 2009

Un argomento femminista contro la NATO come attore internazionale.


Donne in Nero di diversi paesi europei hanno partecipato alla mobilitazione contro la NATO durante il summit dell'inizio di aprile a Strasburgo.

Lì abbiamo tenuto, insieme a altri gruppi di donne per la pace, un workshop per il quale abbiamo ricevuto diversi testi che abbiamo riassunto per la presentazione e la discussione come "Feminist case against NATO".

Un argomento femminista contro la NATO come attore internazionale e' la prima parte.



Un aspetto importante dell’argomento femminista contro la NATO è come attore sulla scena internazionale - la scena mondiale della diplomazia, delle relazioni internazionali e della politica militare. La NATO crea un blocco di nazioni. La logica dei blocchi è la vecchia logica della sicurezza dell’era della Guerra Fredda, continuata disastrosamente nel presente. Ma le donne non si riconoscono in questa logica di ‘Alleanza Atlantica’, ‘Fortezza europea’ e ‘civiltà occidentale’. Per definizione indicherà alcuni come Altri, minacciando una grande insicurezza per coloro che sono fuori della coalizione condiscendente.

La NATO rafforza l’idea che gli stati nazione sono le sole unità che contano nei fatti del mondo. Insieme all’idea della nazione come ‘patria’ c’è l’idea razzista del sangue e dell’appartenenza che il femminismo rifiuta assolutamente perché divide le donne sul piano etnico le definisce come riproduttrici della razza e della cultura, coloro che trasmettono la linea di sangue della nazione ai propri figli. In secondo luogo rafforza la sensazione che quelle nazioni sono in una gerarchia naturale di forti e deboli. Nella NATO gli USA si rappresentano come protettori dei partner deboli più giovani - le donne non amano questo ‘paternalismo’ che hanno sperimentato di prima mano come il modello di relazioni umane ‘marito e moglie’.

Perciò le femministe dicono la logica della NATO è una logica patriarcale. Abbiamo imparato nei nostri anni di teoria e pratica femminista antimilitarista che il nazionalismo, il militarismo e il patriarcato sono profondamente interconnessi e si rafforzano a vicenda. Anche il capitalismo. I sistemi di genere patriarcali sono una delle cause di fondo del militarismo e della guerra. Il patriarcato e il capitalismo usano la guerra per mantenere il proprio dominio. Tutti questi sistemi di potere hanno progetti sulle donne e usi speciali per le donne che il femminismo rifiuta completamente. La NATO riflette la mentalità che dice che i conflitti possono essere risolti solo con le armi. Al contrario, un approccio femminista sarebbe il dialogo tra paesi e popoli, con l’apprendimento reciproco e il rispetto per la diversità nel mondo.

La segretezza circonda la NATO. Alcuni governi nazionali hanno preso la decisione di entrare nel blocco NATO senza neppure la discussione in parlamento. Questo autoritarismo è totalmente antidemocratico e impedisce alla gente comune, specialmente alle donne, di poter scegliere o avere voce negli affari internazionali.

La NATO sta allargando la sua portata nel mondo. Attualmente ha 28 membri e altri 29 stati sono inseriti nella struttura che la NATO chiama Partnership For Peace. Che barzelletta è questa espressione! La NATO ammette apertamente che esiste per perseguire e difendere gli ‘interessi’. E non è solo la NATO. La NATO è diventata il modello della sicurezza anche per l’Europa. Non c’è più alcun pensiero europeo indipendente. Nel 2007 la NATO e l’Unione Europea hanno firmato una dichiarazione che crea una partnership su ‘interessi strategici condivisi’. Ma di chi sono questi interessi? Sono invocati dai paesi ricchi e dalle industrie e riguardano l’energia, l’economia e il controllo imperiale. Non sono certo gli interessi delle donne.

Sebbene il motivo principale della Comunità Economica Europea fosse chiaramente l’avanzamento del capitale, molte persone, comprese molte donne, avevano sperato che l’unità europea avrebbe impedito che la guerra si ripresentasse in Europa - come anche noi avevamo sperato delle Nazioni Unite.

Le regole della NATO contraddicano specificamente parecchie clausole della Carta che fonda le Nazioni Unite. Ciò la rende illegittima su cinque punti per la legge internazionale. Un modello molto migliore per la cooperazione internazionale sulla sicurezza già esiste e merita di essere rafforzato: l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Con 54 stati membri, è ‘uno strumento primario’ per il preavviso precoce, la prevenzione dei conflitti e la gestione civile delle crisi, ma ‘troppo marginalizzato e totalmente sottostimato’.

Le strategie di azione a livello internazionale sono forse le più difficili per noi donne. Un esempio raro è nel testo di Monique Dental: le donne del Collectif Feministe ‘Ruptures’ e altre donne hanno organizzato una “Lettera delle Donne Cittadine’ al presidente francese durante la Guerra del Golfo chiedendo una conferenza internazionale di pace. Ma se, come scrivono le Mujeres de Negro Sevilla, possiamo ‘decodificare il codice del patriarcato’, se possiamo vedere attraverso ad esso, possiamo capire che è un puro mito che le relazioni internazionali siano lassù nella stratosfera, al di fuori della nostra portata. I diplomatici e chi decide la politica militare vorrebbero farcelo credere. Ma questo influisce sulla nostra vita quotidiana, è nostra naturale preoccupazione, e intervenire come donne e come femministe antimilitariste non può essere al di là della nostra immaginazione!

Documenti del workshop sono disponibili:

Le Donne Denunciano la Logica dei Blocchi della NATO
Occupazione di Guerra Senza Fine
Da Quando Siamo nella NATO
L'Unione Europea in un Mondo Multipolare
Svelare le Falsita' della "Sicurezza" della NATO
Afghanistan, NATO e la Sicurezza delle Donne





venerdì 3 luglio 2009

Pirati del Mediterraneo

La nave Free Gaza "Spirit of Humanity" è partita da Cipro alle 7.30 di lunedì 29 giugno. A bordo c'erano ventuno attivisti per i diritti umani e volontari per la solidarietà, in rappresentanza di undici nazioni. Tra i passeggeri c'erano anche il premio Nobel per la Pace Mairead Maguire e la ex rappresentante al Congresso USA, Cynthia McKinney. La barca trasportava tre tonnellate di medicinali, giochi e matite colorate per bambini e kit di ricostruzione per venti famiglie.


Ma a Gaza non è arrivata per un'azione di pirateria internazionale. In acque internazionali la marina da guerra israeliana ha abbordato la Spirit of Humanity , arrestando tutti e confiscando tutto il carico.

Secondo un portavoce israeliano:

Le forze navali israeliane hanno intercettato e sequestrato il cargo Arion, battente bandiera greca, mentre tentava di raggiungere Gaza senza autorizzazione.

Se, come pretende Israele, Gaza non e' piu' territorio occupato, quale diritto hanno le forze israeliane di decidere sull'autorizzazione di una nave civile a entrare nelle acque territoriale di Gaza?

Forse sulla base degli accordi di Oslo, che concedevano a Israele il controllo temporaneo delle acque di Gaza? Anche se Israele non ha rispettato ne' uno solo dei termini degli accordi, ha usato quest'argomento contro i pescatori di Gaza.

Forse per mantenere un blocco navale contro "l'entita' nemica"? Ma secondo la convenzione di Ginevra, anche in tempo di guerra, blocchi navali non devono impedire il passaggio di aiuti umanitari.

Pare, pero' che Israele gia' si preoccupa per le necessita' degli 1.5 millioni di palestinesi incarcerti nella Striscia di Gaza. L'ha detto Mark Regev, portavoce del Primo Ministro, definendo gli attivisti a bordo La Spirit "apologisti di Hamas".

Infatti, le forze armate israeliane hanno addirittura stabilito un comitato per decidere quali alimenti gli abitanti della Striscia devono mangiare. Ma il loro ruolo non e' di facilitare il transito degli aiuti, ma invece di controllare i contenitori mandati dalla solidarieta' internazionale e decidere se contengano "articoli di lusso". Diretto da ufficiali di alto rango, colonelli Moshe Levi, Alex Rosenzweig, e Doron Segal, si riunisce ogni settimana per prendere queste decisioni importanti per la sicurezza d'Israele. Qualche giorno fa, hanno definito "troppo lussosi", e quindi vietati, ciliegi, kiwi, susine, uva, albicocche, e mandorle.

La Croce Rossa Internazionale, parlando di un millione e mezzo di persone nella trappola della disperazione, non sembra convinta dagli sforzi dei 3 colonelli:

Il diritto umanitario internazionale impone a Israele di garantire alla popolazione il soddisfacimento dei bisogni elementari: cibo, riparo, acqua, cure mediche.

La Croce Rossa internazionale ancora una volta lancia un appello per l'interruzione delle restrizioni al movimento delle persone e dei beni, quale misura prioritariamente urgente per porre fine all'isolamento di Gaza e permettere alle persone di ricostruire la loro vita.

Gli oltre 4,5 miliardi di dollari offerti, nel corso del vertice internazionale in Egitto del marzo 2009, dai Paesi donatori per la ricostruzione saranno di assai modesta utilità se i materiali da costruzione e gli altri prodotti essenziali non potranno essere importati nella Striscia di Gaza.

L'azione israeliana di pirateria nei confronti di un'imbarcazione disarmata, gia' controllata per armi dalle autorita' cipriota, non e' nient'altro che un tentativo di bloccare le espressioni di solidarita' popolare al popolo di Gaza:

Dobbiamo agire ora:

  • Participa nella campagna Mail a Valanga. Con un clic, invia un email al Presidente della Repubblica, al Ministro degli Affari Esteri, ai Presidenti di Camera e Senato, e ai Presidenti delle Commissioni Affari Esteri - http://www.actionforpeace.org/index.php/freegaza.html
  • Sottoscrivi la petizione ai leader degli USA e dell'ONU – http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition
    Per la versione italiana del testo della petizione, clicca Qui
  • Fatti sentire – invia questo messaggio nelle tue mailing list, inoltralo via Facebook. Myspace, ecc……
  • Scendi in strada! Organizza delle proteste locali di emergenza in solidarietà con il popolo di Gaza e per richiedere il rilascio di tutti quelli che sono stati rapiti dalle forze di occupazione israeliane
  • Sostieni altre azioni di solidarieta' con Gaza:
    • Il prossimo viaggio di Free Gaza http://www.freegaza.org/it/.
    • un’altra carovana di aiuti ,Viva Palestina, partirà dagli U.S. il prossimo 4 luglio guidata dal parlamentare britannico George Galloway e dal veterano della guerra del Viet Nam, Ron Kovic, costituita da centinaia di persone provenienti dagli Stati Uniti.
    • L'azione svedese Ship to Gaza http://www.shiptogaza.se.
    • Il Movimento Internazionale per Aprire Il Confine di Rafah che ha stabilito un presidio permanente al valico di Rafah. http://www.facebook.com/group.php?gid=9986479902.
  • Telefona ai mezzi di informazione e insisti perché non occultino questo atto criminale compiuto dall’esercito di occupazione israeliano.

lunedì 22 giugno 2009

OPPORSI ALLA MILITARIZZAZIONE E ALLA GUERRA. 4 LUGLIO A VICENZA

Opporsi alla militarizzazione e alla guerra è la ragion d'essere di Noi Donne in Nero.

Per questo rispondiamo all'appello delle donne e degli uomini del Presidio Permanente No Dal Molin di tornare nelle strade di Vicenza per contribuire a costruire "un territorio libero e inospitale alla presenza militare", convinte che questo obiettivo non riguarda solo le cittadine e i cittadini di Vicenza, ma riguarda tutte quelle e tutti quelli che cercano insieme percorsi nonviolenti per uscire dall'orizzonte delle armi e della guerra.

ADERIAMO QUINDI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 4 LUGLIO A VICENZA

Donne in Nero - Italia



dal sito nodalmolin


4 LUGLIO: L'INDIPENDENZA ? SI CONQUISTA

"Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso. " Parola di Nelson Mandela, premio nobel per la pace; ma anche, per coloro che volevano continuare a imporre a lui e alla sua comunità l’apharteid, parole di un estremista da incarcerare perché contro quella ragion di stato che imponeva al Sud Africa del secolo scorso la segregazione razziale.

Come sono sognatori quei vicentini che, contro la volontà della prima potenza mondiale e del suo vassallo romano – il governo italiano – vogliono impedire la realizzazione di una nuova, devastante servitù militare. Perché, fatte le debite distinzioni, un premio nobel per la pace a lungo incarcerato per azioni di guerriglia e sabotaggio e dei cittadini processati per l’essersi incatenati all’interno di un palazzo governativo hanno in comune proprio quell’elemento irrazionale quanto quotidiano che si chiama sogno.

E Vicenza è una terra che rifiuta testardamente di arrendersi agli artigli di cemento e d’acciaio della 173° Brigata Aerotrasportata che vorrebbe realizzare tra le ville palladiane il suo nido; perché arrendersi vorrebbe dire non soltanto accettare la devastazione del proprio territorio – e della falda acquifera sottostante – ma anche abbassare la testa rinunciando alla propria dignità di cittadini.

"Estirpare alla radice il dissenso locale": in queste parole, scritte dal commissario Paolo Costa – ovvero da colui che segue, per conto del governo italiano, la vicenda Dal Molin – sta la volontà di trasformare i cittadini in sudditi; cancellando in un sol colpo qualunque principio democratico per far posto a un’ingombrante, quanto opprimente, ragion di stato che imporrebbe alla comunità di accettare, non si capisce bene su quali fondamenta morali ed etiche, qualunque sacrificio.

Tra perseverare e arrendersi, noi scegliamo di continuare a sognare; perché crediamo che il percorso iniziato dalla nostra città sia portatore di un sogno collettivo che racconta una comunità che si autogoverna, a partire dai propri bisogni, rifiutando di delegare qualcuno a decidere per se; perché non accettiamo di obbedire a un comando, quello di ospitare una base di guerra che non vogliamo; perché disprezziamo chi, per interessi economici o militari, mette a rischio un territorio e la sicurezza e la salute dei suoi abitanti. Perché vogliamo sentirci liberi di vivere la nostra quotidianità nella nostra terra, e per questo indipendenti dall’ingombrante presenza di migliaia di soldati e dei loro strumenti di morte e distruzione.

Il 4 luglio, vogliamo costruire la nostra indipendenza; non come atto formale, burocratico, bensì come percorso di partecipazione, azione e riappropriazione. Perché l’indipendenza si costruisce a partire da noi stessi, dal nostro essere mai fermi, dal nostro pretendere la terra che ci appartiene in quanto spazio in cui viviamo.

E allora, alle parole di Nelson Mandela, possiamo aggiungere quelle di Marcos con le quali, più di due anni fa, abbiamo iniziato il nostro cammino; perché se è vero che "un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso " è anche vero che "se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia". Il 4 luglio continuiamo a sognare; indipendenza, dignità, partecipazione: l’AltroComune vuol contribuire a costruire l’altro mondo possibile.
giovedì 18 giugno 2009

http://www.nodalmolin.it/spip.php?article284

venerdì 19 giugno 2009

SERENATA PER LE DONNE DE L'AQUILA

mercoledì 24 giugno ore 21.00 TEATRO DELLE MUSE via Forlì 43 ROMA

SERATA CONCERTO a sottoscrizione per sostenere la riapertura del CENTRO ANTIVIOLENZA DONNE dell'Aquila dopo il terremoto


CON le donne dell’Aquila PARTECIPANO

organetti, chitarre, tamburi a cornice, fisarmonica, arpa celtica, nacchere, mandola, mandolino, bouzouki, voci e colori

INSIEME A...
Letizia Aprile - Angelina Arru-Roberta Bartoletti - Riccardo Battisti

Claudia Boncompagni - Sabina Cascino-Nadia Cervoni - Giuliano Gangemi

Anna Maria Giordano - Francesco Gramazio-Maria Olga Greco - Massimo Greco

Valeria Landolfi - Silvana Marconi-Massimo Moraldi - Patrizia Nasini-Antonia Panico - GiselaTheye-Olivia Zaccagnini & Micaela Serino

con
SLABoratorio

Musica popolare e non solo
diretto da Roberta Bartoletti

LABoratorio del Canto
diretto da Patrizia Nasini

del
Circolo Gianni Bosio

SerenatEnsemble
…di sera avvengono le serenate, ma…


INFO: DLF 348 3505463 CPO 329 4159514

lunedì 15 giugno 2009

Qui rimarrà solo l'odio

Queste sono le parole di Ezra Narawi arrestato durante la demolizione di una casa dei beduini da parte dell'esercito israeliano.


Ogni tanto qualcuno è così coraggioso che provoca la tua attenzione e tu non puoi restare zitto quando lui ha bisogno del tuo aiuto. Scriviamo oggi per raccontare di una di queste persone speciali.

Si chiama Ezra Nawi.

Probabilmente non hai mai sentito parlare di lui, ma poiché conosci i nostri nomi ora conoscerai anche il suo.

Ezra Nawi è uno degli attivisti dei diritti umani più coraggioso di Israele. E senza il tuo aiuto è molto probabile che vada in carcere nei prossimi 30 giorni. Il suo crimine? Ha cercato di fermare un bulldozer militare che stava distruggendo le case dei beduini palestinesi nella regione a sud di Hebron.

Queste case e le famiglie che ci abitano vivono sotto occupazione israeliana da 42 anni: vivono ancora senza elettricità, acqua corrente e altri servizi fondamentali. Sono costantemente perseguitate dai coloni ebraici e dai militari.

Gli amici di Nawi hanno lanciato una campagna perché decine di migliaia di lettere siano inviate alle ambasciate israeliane in tutto il mondo prima della scadenza della sentenza contro di lui. Chiedono il tuo aiuto.

Si chiama Ezra Nawi.

Seguitiamo a dire a il suo nome perché crediamo che più numerosi saranno quelli che lo conoscono e conoscono il suo nome e più difficile sarà per i militari israeliani di mandarlo in carcere sotto silenzio.

Ezra Nawi non vuole vivere in silenzio: è ebreo, israeliano di origine irachena, parla correntemente l’arabo. E’ gay, ha 50 anni e fa l’idraulico. Ha dedicato la sua vita ad aiutare quelli che vivono schiacciati dal potere. Ha sostenuto le ragazze madri ebraiche che hanno messo le tende davanti alla Knesset durante la lotta per rivendicare uno stipendio di sopravvivenza e sostiene i palestinesi minacciati di espulsione dalle loro case.



E’ amato da chi ha poco potere cui dedica la vita e odiato dai coloni, dai militari e dalla polizia.

Ora che conosci Ezra hai la possibilità di sostenerlo e di difendere tutto quello che rappresenta, soprattutto ora che in Israele sta aumentando la repressione dei diritti umani e dei progressisti.

Ha bisogno di te.I suoi amici hanno bisogno di te. Quelli che aiuta tutti i giorni hanno bisogno di te Per favore manda una lettera al consolato, ai media, ai tuoi amici e famigliari. Usa un breve momento per scrivere una lettera.

Fallo adesso e poi condividi il suo nome con un amico. Fallo per Ezra Nawi.


Noam Chomsky
Naomi Klein
Neve Gordon



Manda questa lettera all'
Ambasciata d'Israele a Roma e al Consolato italiano a Tel Aviv

Istruzioni per l'uso: clicca sul link del indirizzo, e si aprirà un mail, copia la lettera sottostante, firmarla e inviarla.




Per favore, agite ovunque possibile perchè l’eroe Ezra Nawi non vada in prigione. Il suo crimine è stato difendere i diritti umani dei beduini nella regione del sud Hebron.

E’ difficile comprendere perché una persona come Nawi - che rappresenta la parte migliore di Israele - possa essere perseguito dai militari israeliani solo per aver cercato di difendere i diritti degli altri.

Mi sono impegnata a comunicare a tutti quelli che conosco il lavoro coraggioso di Ezra Nawi e l’ingiustizia del suo arresto. Inviterò i miei amici a vedere il video, scrivere lettere e parlare di Ezra in ogni occasione possibile e racconterò a tutti della repressione israeliana riguardante gli attivisti per i diritti umani sia israeliani che internazionali o arabi.

Insieme a migliaia di altri amici aspettiamo il suo rilascio