martedì 15 luglio 2014

Strage e crimini di guerra a Gaza, Proteste in Italia


Dal 7 luglio quando gli attacchi aerei non-stop su Gaza hanno cominciato, Israele ha effettuato più di 1.300 attacchi missilistici e bombardamenti sulla Striscia di Gaza, una media di una massiccia esplosione ogni nove minuti, 24 ore al giorno.

Circa 200 palestinesi sono stati uccisi. La stragrande maggioranza di questi sono civili e almeno 50 sono bambini. Almeno 1.200 sono stati feriti.

Pierre Krähenbühl, il commissario generale dell'UNRWA a Gaza, che assiste i profughi palestinesi, ha dichiarato alla stampa che lui è "profondamente allarmato e colpito" per l'escalation di violenza nella Striscia di Gaza e il bilancio devastante che sta prendendo sui civili, compresi i rifugiati palestinesi . Egli ha chiesto a Israele di "porre fine agli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili, che sono contrarie al diritto umanitario internazionale".

Negli ultimi giorni ci sono stati incidenti terribili che sono i crimini di guerra secondo il diritto internazionale:

  • Israele ha bombardato un centro di riabilitazione per persone con disabilità a Jabaliya, nel nord di Gaza, uccidendo quattro persone, un infermiere e tre persone disabili. Altri sono stati gravemente bruciati dall'esplosione. Altri due sono stati uccisi e quattro sono stati feriti in un attacco contro una casa per i disabili a Beit Lahiya.

  • Venerdì scorso, attacchi aerei israeliani hanno colpito El Wafa Medical Rehabilitation Hospital di Gaza City cinque volte
  • Aerei da guerra israeliani hanno ripetutamente preso di mira le famiglie dei funzionari di Hamas e della Jihad islamica, uccidendo cinque membri della famiglia Hamad a Beit Hanoun, otto membri della famiglia Kawara, tra cui sei bambini di età compresa tra 8 e 13, e 17 membri della famiglia Al-Taysh, nel tentativo di uccidere il capo della polizia di Gaza

  • Più di 1.000 case private sono state distrutte o fortemente danneggiate da attacchi aerei, prova evidente che Israele prende di mira la popolazione civile di Gaza, in violazione delle Convenzioni di Ginevra.
  • I feriti sono ulteriormente in pericolo dalla politica, imposto da Israele ed Egitto, di limitare il passaggio di forniture mediche a Gaza. Molti ospedali stanno già esaurendo sui farmaci di base e altri 10 giorni di bombardamento significherebbe catastrofe. Il blocco israelo-egiziano ha colpito anche le forniture di carburante per le ambulanze, che non sono in grado di fornire servizi di emergenza efficaci nel territorio per mancanza di benzina.
  • Sabato sera, una moschea di Al-Nuseirat, nel centro di Gaza, è stato distrutto in uno delle decine di tali attacchi sugli edifici dove un gran numero di palestinesi si riuniscono, con il rischio di sterminare interi gruppi familiari.
  • Giornalista palestinese Hamed Shehab è stato incenerito 9 luglio, quando un missile israeliano ha colpito l'auto che stava guidando, chiaramente contrassegnati come "TV" con grandi lettere rosse. Il Sindacato dei giornalisti palestinesi ha condannato questo omicidio come un "crimine intenzionale e pianificato per scoraggiare i giornalisti palestinesi di mostrare i crimini dell'occupazione e gli orrori della punizione collettiva contro la Striscia di Gaza."

E 'vero che i gruppi armati di Gaza hanno sparato alcune centinaia di missili su Israele ed è chiaro che essi hanno ottenuto missili più sofisticati rispetto al passato. Tuttavia, questo dovrebbe essere visto come un segno del fallimento della politica di Israele. Gaza è stata tenuta sotto assedio per anni, negando la sua gente una vita normale in ogni modo possibile. E 'ovvio che in tali circostanze, alcuni resisteranno con la violenza. 

Il popolo di Israele non puo aspettare di avere la sicurezza totale al costo della totale mancanza di sicurezza per i palestinesi. Le attuali politiche di assedio di Gaza e di espropriazione in Cisgiordania possono solo portare a più amarezza tra i palestinesi e, fra gli israeliani più paranoia e insicurezza, portando a le reazioni razziste e fasciste che abbiamo visto nell ultime settimane. 

La fine dell'occupazione è da tempo necessaria per il bene di entrambi i popoli.
 


Nei prossimi giorni ci saranno proteste in molte citta' italiane:

Ancona
Martedì 15.07 Ore 17:00 Sotto la sede della Rai, porto di Ancona

Bari
Mercoledì 16.07 Ore 18:00 Piazza Prefettura

Bologna
Martedì 15.07 Ore 18,30 Piazza San Francesco

Brescia
Mercoledì 16.07 Ore 10:00 Piazza Rovetta

Cagliari
Mercoledì 16.07 Ore 18:30 Piazza San Domenico

Cantù
Mercoledì 16.07 Ore 20:30 Largo XX Settembre

Ciampino
Giovedì 17.07 Ore 18:00 Piazza della Pace

Firenze
Mercoledì 16.07 Ore 17:30 via Cavour.

Genova
Mercoledì 16.07 Ore 17:00 Piazza De Ferrari

L'Aquila
Mercoledì 16.07 Ore 18:30 Casematte Collemaggio, Via Gaetano Bellisari

Latina
Domenica 20.07 Ore 18:00 Piazza del Popolo

Lecco
Martedì 15.07 Ore 18:45 Piazza XX Settembre

Milano
Mercoledì 16.07 Ore: 18:00 Piazza Fontana

Modena
Venerdì 18.07 Ore 17:00 Largo Sant'Agostino

Napoli
Martedì 15.07 18:00 Largo Ponte di Tappia (Metro Toledo)

Orvieto
Mercoledì 16.07 Ore 18.00 a Piazza della Repubblica, corteo lungo Corso Cavour ed arrivo a Piazza San Giuseppe

Padova
Mercoledì 16.07 Ore 19:00

Pescara
Mercoledì 16.07 Ore 16: Piazza Salotto

Mercoledì 16.07 Ore 21: Ponte del Mare

Pisa
Mercoledì 16.07 Ore 21:00 Logge dei Banchi, accanto Piazza XX Settembre

Prato
Mercoledì 16.07 Ore 18:30 Piazza del Comune

Reggio Emilia
Mercoledì 16.07 Ore 20:30 Piazza Martiri del 7 Luglio
Sabato 19.07 Ore 16:00 Via Emilia San Pietro

Roma
Mercoledì 16.07 Ore 20:00 Piazzale del Campidoglio

Rovigo
Mercoledì 16.07 Ore 18:30 Piazza XX Settembre, La Rotonda

San Bonifacio (Verona) 

Mercoledì 16.07 a Ore 18:00 piazza costituzione 

Trieste
Mercoledì 16.07 a Ore 18:00 Piazza Unita' D'italia

Venezia
Mercoledì 16.07 a Ore 16: Li.S.C. Venezia, Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246

Verona
Martedì 15.07 Ore 18:30 piazza Bra (accanto all'Arena)
Mercoledì 16.07 a Ore 19:00 Piazza dei Signori

Vicenza
Martedì 15.07 a Ore 19 Piazza Castello

sabato 12 luglio 2014

Dieci anni di troppo

 

10 anni di continua impunita' per l'annessione israeliana e le politiche di Apartheid. 
 E’ il tempo per la giustizia e per la assunzione di responsibilita'

 

Dichiarazione del coordinamento europeo dei comitati e associazioni sulla palestina (ECCP) nel 10mo anniversario sdell'opinione consultiva dell'IJC.

Il 9 Luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha emanate una opinione consultiva intitolata Legal Conseguenze Legali della Costruzione di un Muro nel Territorio Palestinese occupato, in cui e’ stato concluso che “la costruzione del muro costruito da Israele, il potere occupante, nel Territorio Palestinese Occupato, incluso dentro e intorno a Gerusalemme Est, e il suo regime associato, sono contrari alla legge internazionale”.

La corte ha respinto l’affermazione israeliana che il muro sia soltanto una temporanea ‘barriera di sicurezza’ e ha stabilito che “costruzione del muro e il regime a questo associato creano un ‘fait accompli’ sul suolo che potrebbe diventare permanente”, avvertendo che questo sarebbe “equivalente a una annessione di fatto”. Ha aggiunto che questo “impedisce severamente l’esercizio da parte della popolazione palestinese del suo diritto alla autodeterminazione e per questo e’ una infrazione dell’obbligo di Israele a rispettare quel diritto”, che e’ protetto dallo Statuto ONU.

 


La Corte ha inoltre concluso che “la costruzione del muro ha portato alla distruzione o requisizione di proprieta’ sotto condizioni che contravvengono ai requisiti degli Articoli 46 e 52 delle Regole de L’Aia del 1907” Respecting the Laws and Customs of War on Land “e l’Articolo 53 della Quarta Convenzione di Ginevra” relativo alla Protezione dei Civili in Tempo di Guerra del 12 agosto 1949. Inoltre, il muro costituisce varie violazioni della Convenzione dei Diritti Umani cosi’ come serie violazioni di norme perentorie del Diritto internazionale consuetudinario.

La risoluzione della Assemblea Generale ONU ES-10/15, adottata il 20 luglio 2004, che “riconosce l’opinione consultiva della Corte Internazionale di Giustizia del 9 luglio 2004” e “domanda che Israele, il potere occupante, si attenga alle sue obbligazioni legali come menzionato nella opinione consultiva” riafferma che la decisione della Corte che “Israele e’ sotto obbligazione di terminare le sue infrazioni del diritto internazionale; e’ sotto obbligazione di cessare prontamente i lavori di costruzione del muro costruito nel Territorio Palestinese Occupato, incluso dentro e intorno a Gerusalemme Est, di smantellare prontamente la struttura ivi situata, e revocare o rendere ineffettivi prontamente tutti gli atti legislativi e normativi legati a questo…”. E che “Israele e’ sotto obbligo di risarcire per tutti i danni causati dalla costruzione del muro nel Territorio Palestinese Occupato, incluso dentro e intorno a Gerusalemme Est”.

Inoltre, la Corte Internazionale di Giustizia ha concluso che “tutti gli Stati hanno l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale che risulta dalla costruzione del muro, di non rendere aiuto o assistenza nel mantenere quella situazione e cooperare con una visione del mettere fine alle violazioni e assicurare che il risarcimento sia fatto…” E’ anche deliberato che “Stati membri della Quarta Convenzione di Ginevra sono obbligati a prendere misure per assicurare la conformita’ alla Convenzione…”.

Il 9 luglio 2014, dopo un pieno decennio di ininterrotta ingiustizia e impunita’, il muro, le colonie e il loro regime associate continuano a crescere a un passo scioccante, risultando in una annessione de facto di sempre maggiore terra palestinese, il saccheggio delle loro risorse naturali e il trasferimento forzato della popolazione palestinese, incluso dentro e intorno alla Occupata Gerusalemme Est. Il Muro di Apartheid e’ un mattone cruciale nel progetto espansionista di Israele, confinando la popolazione palestinese a (contraentesi) enclaves segregate, simili al modo in cui non-bianchi venivano confinati a Bantustan durante l’ex era Sud Africana di Apartheid

 


Contrariamente alle obbligazioni decise della Corte Internazionale di Giustizia, la UE e I suoi stati membri, hanno fallito nell’esercitare una pressione significativa su Israele per cessare la sua costruzione del muro, e non hanno agito con effetto per ritenere Israele responsabile delle sue serie violazioni del diritto internazionale. Invece di implementare le Linee Guida UE sulla conformita’ al diritto internazionale e adottare misure effettive o sanzioni, la UE ha continuato la sua cooperazione con Israele senza sosta.

Inoltre, molte compagnie europee, come G4S, Elbit, Veolia, Alstom, e altre sono direttamente coinvolte nella costruzione e/o mantenimento del muro e/o delle colonie, alcune delle quali beneficiano addirittura di fondi UE.

Passati 10 anni, aggravati dall’ultima messa a rischio da parte di Israele di piu’ di 20 anni di fallite ‘negoziazioni’ in questo piu’ recente giro, e’ tempo per la giustizia e la assunzione di responsabilita’!

In questo 10mo Anniversario della Opinione Consultiva della Corte Internazionale di Giustizia, la ECCP urge la UE e i suoi stati membri a:

  • Implementare appieno la dichiarata politica UE di non-riconoscimento del muro e delle colonie, incluso dentro e intorno a Gerusalemme Est, e assicurare l’esclusione di tutte le entita’ Israeliane basate o coinvolte nelle colonie, o coinvolte nella costruzione e/o mantenimento del muro e del suo regime associate, da fondi UE, prestiti, e investimenti. 
  •  Effettivamente prevenire compagnie europee dal guadagnare dalla costruzione e/o mantenimento del muro e/o delle colonie e dal loro regime associate, e pubblicare le line guida senza ritardo a questo fine.
  • Sospendere l’Accordo di Associazione con Israele sulle base degli articoli 2 e 79, e in accordo alle dichiarate politiche UE in riferimento alla conformita’ con il diritto internazionale.

ECCP sostiene l’appello “Make July the Month Against the Apartheid Wall” [“Fate luglio il Mese Contro il Muro di Apartheid”] lanciato da 7 coalizioni di societa’ civile palestinese e 22 organizzazioni, e chiede alla societa’ civile Europea, incluse le ONG, le organizzazioni di diritti umanitari, i sindacati, le compagnie e gli individui di:

  • Fare pressione sui loro governi perche’ confermino le loro obbligazioni legali.
  • Supportare e ampliare la Campagna globale BDS per la giustizia, come uno strumento che chiede conformita’ alla decisione della Corte Internazionale di Giustizia, di sostenere i diritti dei palestinesi e sconfiggere l’Apartheid, il colonialismo e l’occupazione israliane.
 

Paura e Odio

In questo momento di tremenda sofferenza e paura, insistiamo sul fatto che tutti i palestinesi e gli israeliani meritano la sicurezza, giustizia e uguaglianza, e piangiamo tutti i morti.

Ogni morte è un'agonia per quelli che hanno perso una persona cara, ma non si può negare che questa violenza è caduta prevalentemente ai palestinesi. Questa violenza ha una causa principale:  


l'occupazione illegale della Palestina da parte di Israele.

  • La negazione dei diritti umani dei palestinesi deve finire.
  • Gli insediamenti illegali deve finire
  • I bombardamenti di civili devono finire
  • L'uccisioni di ragazzi deve finire
  • Valorizzare la vita degli ebrei a scapito di altri, deve finire.
In Palestina occupata, l'uccisione e la mutilazione dei giovani sono diventate parte della vita quotidiana, tanto che molti al di fuori della Palestina sono diventati immuni alla notizia che l'esercito israeliano ha ucciso un altro ragazzo disarmato. Ma dopo la sparizione di tre giovani israeliani l'attenzione si è concentrata sulla Palestina e la risposta israeliana al presunto rapimento.

Il governo israeliano ha fatto tutto quanto in loro potere per aumentare la tensione su entrambi i lati. L'operazione, che secondo il governo era una ricerca per i ragazzi, assomigliava alle punizione inflitte alle popolazioni sotto occupazione durante la seconda guerra mondiale con rastrellamenti di massa, violenza gratuita e distruzione di proprietà. Certamente non e' stata un'operazione di polizia per trovare i ragazzi spariti. 


Ora si scopre che il governo israeliano aveva già prove solide fin dall'inizio che i ragazzi erano già morti, e forti sospetti su chi erano i colpevoli. Con ordinanza del tribunale, questa informazione è stata tenuta segreta da tutti, comprese le famiglie, prolungando la loro agonia, ma servendo come pretesto utile per i rastrellamenti di palestinesi che chiaramente non aveva niente a che fare con gli omicidi. Punizione collettiva, infatti, un crimine secondo il diritto internazionale. E ora la punizione è diretta verso Gaza, dove il numero di morti da bombardamenti di una delle aree più densamente popolate del mondo, è in aumento di ora in ora.


 

Coloro che uccidono devono assumersi la responsabilità, se siano coloni estremisti, palestinesi, soldati con il grilletto facile, o piloti dei bombardieri semplicemente seguendo gli ordini di bombardare case, scuole e orfanotrofi del nemico. 

Ma c'è un altro colpevole che è l'occupazione ed i governi israeliani successivi di tutti i colori che l'hanno mantenuta durante decenni, espropriando, umiliando, imprigionando e uccidendo i palestinesi; diffondendo paura e odio fra la loro gente, insegnando i giovani a odiare e disprezzare i palestinesi e di vederli come meno che umano. Permettendo o addirittura incoraggiando i giovani soldati di usare forza letale contro i palestinesi disarmati, e garantendo loro l'impunità. Mettendo in chiaro che prendere la vita palestinese non è qualcosa che sarà punito.

Quindi non è da meravigliarsi che dopo che il governo aveva messo la colpa per la sparizione dei ragazzi sulla popolazione palestinese intera, la scoperta dei loro cadaveri ha innescato una tempesta di odio e di violenza contro i palestinesi che ricorda  pogrom o linciaggi, e che si è culminata nell'omicidio di Muhammad Hussein Abu Khdeir bruciato vivo da 6 ebrei. Sembra che ci siano minori tra i suoi assassini - una tragica testimonianza al degrado che l'occupazione ha portato in ampie fasce della popolazione israeliana, che vive in una cultura di crescente razzismo e disumanizzazione dell'altro.

La speranza risiede ancora in coloro che rifiutano di essere nemici - gli israeliani che sono andati al villaggio di Muhammed Abu Khdeir per dolersi con la famiglia, le famiglie di Naftali Fraenkel e Muahmmad Abu Khdeir che si sono incontrati a condividere il loro dolore, i palestinesi che hanno visitato la famiglia di Naftali Fraenkel durante il periodo di lutto, i membri del Parents Circle, israeliani e palestinesi che hanno perso figli nel conflitto, e che dal loro dolore lavorano per la pace e la riconciliazione.

"La risposta non è quella di cercare vendetta, perché non ci incontreremo mai i nostri cari, e invece si creerà ulteriori vittime. La pace è la risposta. Il nostro sangue è lo stesso e il nostro nemico è lo stesso: l'occupazione, l'oppressione, l'odio e la paura." 

Bassam Aramin, portavoce palestinese del Parents Circle. 

 
 
La speranza è nella compassione dei cuori umani che rimangono aperti nonostante la sofferenza

martedì 24 giugno 2014

Per il rispetto della legalità internazionale e dei diritti umani nella Palestina occupata


Di fronte al precipitare della situazione in Palestina a seguito alla scomparsa di tre giovani coloni dalla zona C della Cisgiordania occupata (zona sotto il completo controllo militare dell’esercito israeliano), il governo e le Forze Armate Israeliane ancora una volta ricorrono alla punizione collectiva di tutta la popolazione palestinese, centinaia e centinaia di arresti arbitrari e sequestri di persona, chiusura dei check-point, distruzioni di case, incursioni nelle case in città e villaggi, uccisione di giovani disarmati mentre si semina il terrore tra i bambini picchiati e arrestati, che vedono le loro case messe a soqquadro.

 

Tutto questo in violazione della legalità e i diritti umani e nella complice inerzia  e con addirittura il sostegno della comunità internazionale.

Se la pace è ancora lontana dall'essere realizzata nella nostra terra martoriata non è a causa del popolo palestinese che per perseguirla ha accettato sacrifici e rinunce al di là di ogni limite possibile. 

 

Quel che sta accadendo ora è inaccettabile

Alla vigilia del semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea, L'italia deve alzare forte la propria voce sollectiando l'intervento del consiglio di sicurezza ONU e dell'Europa perchè tutti rispettino i diritti e la legalità internazionale e si metta fine alla colonizzazione e all'occupazione militare israeliana.
 
Non possiamo restare in silenzio!

Chiediamo a tutti i movimenti democratici e a quanti hanno a cuore la pace e la giustizia di aderire a questo appello e di participare ad un


  Sit-in in Piazza Montecitorio, mercoledì, 25 giugno dalle ore 17 alle 20

La comunità palestinese di Roma e del Lazio



Prime adesioni

Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, Associazione amici dei prigionieri Palestinesi, AssoPacePalestina, COMAI, Comitato con la Palestina nel Cuore, Donne in Lotta, Donne in nero, Giovani Palestinesi, Rete Radie' Resh - Roma, Unione Generale degli Ingegneri e architetti Palestinesi in Italia, Un Ponte per, Us Citizens for Peace and Justice - Roma,

domenica 22 giugno 2014

Rapimento di una nazione intera

La decisione di effettuare una vasta operazione militare in seguito alla scomparsa di tre coloni israeliani con atti indiscriminati e punizioni collettive contribuirà solo ad alimentare ulteriormente il conflitto. L'occupazione favorisce l'insicurezza. L'occupazione israeliana deve finire per fare prevalere la pace e la sicurezza. 


E 'ormai più di una settimana da quando tre ragazzi coloni, Naftali Fraenkel, Gilad Shaar e Eyal Yifrach, scomparvero mentre facevano autostop in Cisgiordania. Da allora, le forze israeliane hanno compiuto attacchi indiscriminati contro l'intera popolazione palestinese, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, senza riguardo per la sicurezza dei palestinesi o dei presunti ostaggi. Soldati israeliani hanno fatto irruzione in più di 1150 case palestinesi. Si stima che circa 350 palestinesi sono stati arrestati tra cui donne e bambini al di sotto dei 12 anni. Queste incursioni lasciano le case in condizioni disperate ed è traumatizzante per i bambini. Acqua potabile ed elettricità sono state tagliate per diverse ore in molte città e villaggi.




Una casa a Nablus dopo un'incursione israeliana


Tre palestinesi sono stati uccisi negli ultimi giorni durante incursioni condotte dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata e almeno due bambini sono stati uccisi dai bombardamenti aerei di Gaza.

Mahmoud Jihad Muhammed Dudin, 14, è stato colpito cinque volte al petto durante un'incursione nel villaggio di Dura, vicino a Hebron. Secondo Ma'an News Agency, le forze israeliane hanno aperto il fuoco direttamente sul Dudin quando lui e altri palestinesi risposero all'invasione del loro villaggio lanciando pietre contro i soldati israeliani.

Mustafa Hosni Aslan, 22, è stato colpito alla testa. Altri due palestinesi sono stati feriti nel corso della stessa incursione.

Un uomo anziano è morto di un attacco di cuore , mentre le forze israeliane facevano irruzione in casa sua. Le truppe israeliane hanno impedito l'uomo da essere portato in ospedale dalla sua famiglia.

Questa, nel nostro dizionario, si chiama rappresaglia. Rappresaglia compiuta nei confronti di civili innocenti usati come agnelli sacrificali in reazione alla scomparsa di tre giovani israeliani. Senza che nessuno ancora possa provare alcuna responsabilità palestinese relativa a questa sparizione né che si tratti effettivamente di un rapimento.

E' vergognoso che nessun telegiornale né giornale abbia dato spazio a queste morti, ai feriti, alle case sventrate, ai bambini innocenti che non vedranno un domani.

Per favore, firmate per chiedere  all'Unione Europea e alle Nazioni Unite di intervenire immediatamente per fermare questa barbara e inaccettabile operazione di punizione collettiva e genocidio nei confronti del popolo palestinese.

Firmate  qui

sabato 21 giugno 2014

Rifiutiamo l'intervento militare - intervista con Yanar Mohammed, organizzazione della libertà delle donne in Iraq






Queste sono guerre contro le donne, e le donne sono sempre le prime vittime.

 






Come possiamo stare in solidarietà con il popolo iracheno in questo momento difficile?

C'è un enorme bisogno di cambiare gli alleati politici in Iraq a cui gli stati uniti hanno dato tutta la fiducia di questi anni. Il governo iracheno è stato molto attento a dividere gli iracheni su base confessionale. Stiamo vedendo le conseguenze di queste politiche. C'è un enorme bisogno di iniziare a potenziare altri gruppi sociali diversi da questi partiti politici.
Abbiamo bisogno di avere libertà di parola garantita come diritto democratico in Iraq. Ho appena sentito dal mio collega a Baghdad che la nostra stazione radio è stata chiusa dalla polizia, oltre a molte altre stazioni radio di opposizione. Sappiamo che è una questione politica. Non vogliono che parliamo in onda. quello che c'è in Iraq non ha niente a che fare con la democrazia. Vogliamo farvi chiedere i vostri dirigenti come mai il governo in Iraq non è democratico? Come mai una radio comunitaria gestito dall'organizzazione di donne è stata chiusa?
Oltre a questo, c'è una crisi umanitaria in alcune città. Abbiamo bisogno di aiuto. Vivono in una situazione in cui un giorno il governo ha il controllo, e il giorno dopo gruppi di ISIS li circondano. Molte di queste città sono stati senza cibo fresco nel mercato per molti giorni in questo mese. E è difficile per le persone di lavorare e guadagnarsi da vivere.

Alcune forze politiche chiedono attacchi aerei e ulteriore azione militare in Iraq. Qual è la vostra risposta?



No. Mai. Mai fare un intervento militare. Abbiamo avuto molto brutta esperienza con i militari in arrivo nel nostro paese e organizzare le cose in base agli interessi del governo degli Stati Uniti, non gli interessi del popolo iracheno. Rifiutiamo l'intervento militare. Qualsiasi altro tipo di intervento - diplomatico, politico - è il benvenuto. I militari ci ha portato disastro dopo disastro.

Mi può raccontare il lavoro che state facendo sul campo per fornire un aiuto immediato alle donne e alle famiglie?
A questo punto, stiamo progettando di aprire una casa, forse più di uno, nelle città dove gli sfollati stanno per. Speriamo di aprire una casa a Karbala, dove è sicuro perché non c'è molta violenza settaria. Speriamo di raggiungere le città in cui sono sfollate molte famiglie.
Le donne si trovano responsabile delle famiglie e delle case. Abbiamo trovato un certo numero di donne che hanno bisogno di riparo e un tetto sopra la testa. Le risorse sono molto limitate. Quando vanno nelle mani del governo, vengono trasformati in spese militari. Dobbiamo aprire le case che ospitano le donne e le giovani donne che sono vulnerabili alla tratta.

Questa mattina a Baghdad, il governo ha inviato forze di polizia e funzionari per la nostra stazione radio. Hanno detto che la stazione dovrebbe chiudere. Ci hanno minacciato con la confisca di nostra proprietà, se trasmettiamo. Vogliamo mantenere contatto con i nostri soci e con le donne stanno vivendo una situazione difficile.
Deve aver sentito parlare della città di Mosul e di come combattenti ISIS hanno bussato alle porte delle case e hanno rapito e violentato le donne che non erano sposate. Queste guerre sono contro le donne, e le donne sono sempre le prime vittime. Il nostro compito è quello di cercare di trovare modi per raggiungere la parte di Iraq sotto una nuova invasione. Abbiamo avuto un'invasione dopo l'invasione. Questa nuova invasione di ISIS ha trasformato l'Iraq in una situazione di grande vulnerabilità. Stiamo contattando i nostri sostenitori per trovare modi di aiutare.

C'è una connessione tra l'aumento settarismo e l'occupazione americana? C'è una storia nella media statunitensi che queste divisioni sono antiche.


Ho sentito da parte dei media degli Stati Uniti che la divisione settaria è antica. In realtà ci sono in Iraq molte sette religiose che hanno vissuto insieme nel corso della storia, senza conflitto armato o tensioni sociali. Ci sono state situazioni in passato, quando Saddam Hussein commise il genocidio contro i popoli del sud e del nord. La gente nel sud sono sciiti e nel nord sono i curdi. Durante tutta la epoche politica, non c'era una regola che ha dato il privilegio di una parte e oppresso l'altra. La gente in Iraq nel corso dei secoli ha avuto matrimoni misti.
Le accuse americani che gli iracheni sono sempre stati divisi secondo linee settarie è una grande bugia. Stanno cercando di dire che gli iracheni sono fanatici religiosi che sono a ferri corti. Quando sei un invasore che non è riuscito a costruire uno stato democratico, è necessario venire con giustificazioni, o meglio nuove storie basate su menzogne​​, e questo è uno di loro.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?


C'è una crisi umanitaria, e le donne rifugiate che sono fuggite da una parte del paese stanno cercando di trovare un rifugio sicuro. Abbiamo bisogno di fornire il supporto per le loro famiglie, e non abbiamo le risorse per fornire alloggi per tutti. In situazioni disastrose di guerra, le donne diventano vulnerabili e possono essere trafficate - comprate e vendute. 
Vorremmo fornire un tetto sopra la testa e il sostegno sociale e finanziario nelle città dove la maggior parte dei rifugiati stanno andando. Nelle città che ISIS circondano e attaccando di volta in volta, chiediamo ai sostenitori di aprire le loro case come rifugio sicuro per le donne minacciate, perché non siamo in grado di avere accesso diretto alle città che sono diventate più o meno parte di un altro paese. Per quanto riguarda le altre città occidentali sotto assedio o minacce, come Samarra, ci proponiamo di dare sostegno finanziario alla nostra filiale per fornire cibo per le famiglie che sono nel bisogno.

giovedì 19 giugno 2014

L'agonia e l'ingiustizia della detenzione amministrativa

Potete legarmi mani e piedi
Togliermi il quaderno e le sigarette
Riempirmi la bocca di terra:
La poesia e' sangue del mio cuore vivo
sale del mio pane, luce nei miei occhi.
Sara' scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro,
la cantero' nella cella della mia prigione,
al bagno,
nella stalla,
sotto la sferza,
tra i ceppi
nello spasimo delle catene.
Ho dentro di me un milione d'usignoli
Per cantare la mia canzone di lotta.


Il 24 aprile 2014, i detenuti amministrativi palestinesi hanno annunciato uno sciopero della fame per protestare contro l'uso da Israele della detenzione amministrativa. Circa 130 prigionieri sono ora in sciopero della fame da oltre 50 giorni. 


Il servizio carcerario israeliano ha preso misure punitive contro gli scioperanti: detenuti amministrativi in sciopero nel carcere di Ofer sono stati trasferiti al carcere di Ramle e messi in isolamento, e gli scioperanti nel carcere di Ketziot sono stati messi in isolamento nelle tende. 

Una legge è ora in procinto di essere emanata che permetterà l'alimentazione forzata dei detenuti in sciopero della fame. L'alimentazione forzata è considerata tortura e vietata dal codice deontologico dell'associazione medica israeliana e da varie risoluzioni internazionali, tra cui la Dichiarazione di Tokyo del dall'assemblea medica mondiale - Linee guida per i medici in materia di tortura (1975) e la dichiarazione di Malta su scioperanti di fame (1991 ). 

La detenzione amministrativa è detenzione senza processo. L'intera procedura è segreta: ai detenuti amministrativi non viene detto il motivo della loro detenzione e nemmeno le accuse specifiche contro di loro. Anche se i detenuti vengono portati davanti a un giudice per approvare il provvedimento di fermo, la maggior parte del materiale presentato è classificato e non mostrato al detenuto o il suo avvocato. Dal momento che i detenuti non sanno le prove contro di loro, non sono in grado di confutarle.

I detenuti, inoltre, non sanno quando saranno rilasciati: anche se il periodo massimo di detenzione amministrativa è di sei mesi, può essere rinnovato a tempo indeterminato. Nel corso degli anni, Israele ha tenuto migliaia di palestinesi in detenzione amministrativa per periodi che vanno da pochi mesi a diversi anni.


 

Addameer, una associazione che da anni si batte per i diritti dei detenuti Palestinesi, e i prigionieri hanno chiesto: 

  • un intervento ufficiale della Croce Rossa Internazionale per formare una squadra medica speciale che segua la situazione dei detenuti in sciopero della fame 
  • una presa di posizione internazionale, chiara ed esplicita, di denuncia della politica di occupazione praticata da Israele 
  • la condanna da parte delle Nazioni Unite della pratica della detenzione amministrativa contro i civili Palestinesi, che viola quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra e da altre convenzioni e accordi internazionali.

Ci associamo a queste richieste e aggiungiamo un forte appello alla Presidenza Italiana del semestre europeo, perché prenda posizione contro le violazioni al diritto internazionale messe in atto da Israele e per il rispetto dei diritti umani, e perché faccia pressione sul governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale.